Insufficienza respiratoria
Il termine insufficienza respiratoria comprende tutta una serie di condizioni in cui risulta alterato lo scambio dei gas tra aria ambiente e circolazione sanguigna, che si realizza tramite gli scambi all’interno dei polmoni e nello spostamento dei gas dentro e fuori di essi.
In condizioni normali l’atto inspiratorio genera all’interno dei polmoni una pressione negativa, che attira l’aria dell’ambiente. Negli alveoli, l’unità funzionale, l’aria si trova a stretto contatto con il circolo sanguigno e con vari meccanismi si verificano gli scambi: l’anidiride carbonica (CO2), scarto delle reazioni cellulari, abbandona il circolo sanguigno, mentre l’ossigeno (O2), fondamentale “reagente” per le reazioni chimiche, viene trasportato dai globuli rossi in periferia. Il cessare della contrazione muscolare fa sì che le forze elastiche contrarie prevalgano, la pressione positiva che ne deriva espelle un’aria diversa per composizione da quella precedentemente introdotta, e così inizia un nuovo ciclo. Nell’adulto sano la frequenza di questi cicli è di circa 20-22 al minuto.
L’insufficienza respiratoria può essere causata dall’ostruzione delle vie aeree, da disfunzioni del polmone, da alterazioni meccaniche che compromettano l’integrità della “pompa” respiratoria, costituita oltre che dal polmone, da muscoli, coste e pleure; causa di insufficienza respiratoria va considerata anche la ridotta capacità del sangue di trasportare ossigeno nei casi di forme alterate dell’emoglobina, gravi infezioni o emorragia acuta.
Essendo la capacità di diffusione (il passaggio dall’aria ambientale al sangue) dell’O2, inferiore rispetto a quella della CO2, generalmente l’insufficienza respiratoria corrisponde ad ipossiemia, la ridotta concentrazione di O2 nel sangue, esistono tuttavia condizioni che portano all’ipercapnia, aumentata concentrazione di CO2.
I sintomi e segni clinici sono aspecifici e possono essere minimi anche quando ipossiemia o ipercapnia sono gravi. I principali sono l’uso vigoroso dei muscoli ventilatori accessori, la tachipnea (aumento della frequenza respiratoria), la tachicardia, spesso un respiro irregolare o boccheggiante ed il movimento paradosso dell’addome. L’ipossiemia acuta può causare inoltre aritmie cardiache e coma, mentre l’ipercapnia acuta, può dare disturbi di personalità, cefalea, confusione mentale, narcosi.
La diagnosi e la valutazione dell’entità avvengono tramite la misurazione dei gas nel sangue arterioso, da ripeteresi per monitorare l’eventuale miglioramento o peggioramento. Va ricercata inoltre la causa scatenante.
Cardine della terapia è il mantenimento di un adeguato trasporto di O2, l’aumento della frazione di O2 (normalmente il 21% dell’aria ambientale, aumentabile artificialmente sino al 100% in caso di necessità) inspirata, salvo rare eccezioni, è in grado di innalzare la percentuale di globuli rossi che trasportano l’O2 stesso ai tessuti periferici, in ciò consiste l’O2 terapia. La riduzione inoltre dell’eccessivo lavoro respiratorio, responsabile di ulteriore consumo di 02, risulta fondamentale ma ovviamente non può prescindere dall’individuazione e risoluzione, o contenimento, della causa scatenante: ripristino di un volume di sangue ottimale nei casi di emorragia, chiusura di eventuali soluzioni di continuo nella parete toracica che consentano una perdita di O2, normalizzazione delle concentrazioni di elettroliti che altrimenti possono inibire i centri di controllo del respiro a livello del sistemo nervoso centrale, la terapia di una polmonite che riduca severamente l’area del polmone in grado di effettuare gli scambi.
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