Laparoscopia operativa
Si definisce Laparoscopia Operativa (LO) qualsiasi intervento chirurgico eseguito con tecnica laparoscopica che vada oltre la semplice osservazione della cavità addominale e degli organi in essa contenuti. Tale espressione nasce nell'ambito della chirurgia ginecologica per differenziare la laparoscopia diagnostica (osservazione a fini diagnostici in caso di infertilità e di dolore pelvico cronico) dagli interventi laparoscopici che comportano azioni di lisi, biopsie, resezioni, sospensione o plastiche di organo. LO è pertanto un termine generale utilizzato in chirurgia ginecologica.
Anche se la prima LO fu eseguita negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale (occlusione delle tube di Falloppio come metodo di controllo della fertilità), furono gli anni '70 che videro sviluppi importanti. In questa decade rimase fortemente maggioritario l'applicazione della tecnica laparoscopia all'ambito della diagnostica, mentre come LO furono eseguiti pressochè esclusivamente interventi di legatura tubarica. La sviluppo fondamentale della LO si ebbe negli anni '80, quando entrarono nel novero degli interventi laparoscopici la chirurgia resettiva degli annessi (tube ed ovaie) e la miomectomia uterina, fino ad arrivare alla descrizione da parte di H.Reich della prima isterectomia eseguita completamente con tecnica laparoscopica (1989). Da questo momento in poi sono stati eseguiti quasi tutti gli interventi fino ad allora effettuati in chirurgia tradizionale (laparotomica o "open"). Ciò come conseguenza di molteplici fattori: lo sviluppo tecnologico, che ha messo a disposizione dei chirurghi strumenti sempre più raffinati (telecamere miniaturizzate, dissettori ad ultrasuoni, etc), la diffusione di nuove tecniche chirurgiche e la formazione di chirurghi sempre più dedicati alla chirurgia miniinvasiva. Sono dimostrate degenze post-operatorie più brevi, minore dolore post-operatorio, riduzione della cicatrici chirurgiche e uguale efficacia in chirurgia oncologica nel trattamento degli stadi iniziali delle neoplasie utero-annessiale. Restano da valutare i risultati per le neoplasie avanzate. Come per tutta la chirurgia laparoscopica, si segnala l'incremento di un certo tipo di complicanze già note in chirurgia aperta, come sembrerebbe in alcuni casi per le lesioni ureterali, e la comparsa di complicanze più specifiche della tecnica laparoscopica stessa (lesioni legate all'accesso alla cavità addominale, incluse lesioni vascolari e viscerali).
Le principali procedure chirurgiche e le più comuni patologie affrontate con una LO sono: lisi di aderenze pelviche, endometriosi, cisti e neoplasie ovariche, gravidanze extrauterine, fimbrioplastica tubarica e salpingectomia, le miomectomie uterine e le isterectomie (videoassistite o totalmente laparoscopiche), la colposospensione ed altri interventi per disturbi della continenza ed alterazioni del pavimento pelvico. Per alcuni di questi interventi la letteratura internazionale ha ormai dimostrato chiaramente che il trattamento ottimale è quello laparoscopico: gravidanza tubarica, miomectomia uterina, patologia ovarica benigna, dolore cronico ed endometriosi. Non vanno dimenticate le condizioni che rendono la chirurgia laparoscopica più difficoltosa (pregressa chirurgia addominale, aderenze pelviche, pazienti obese), che andranno valutate individualmente per seguire l'approccio chirurgico corretto.
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