Meningioma
Il meningioma (M.) è la più frequente neoplasia intracranica dell’adulto (1-7 casi/100.000/anno). Origina dalle cellule dell’epitelio dell’aracnoide (meninge intermedia) e può insorgere anche a livello del midollo spinale. L’incidenza è maggiore nei soggetti precedentemente esposti a radiazioni ionizzanti o affetti da patologie genetiche (neurofibromatosi).
L’OMS classifica il M. in 3 gradi: benigno (grado I, oltre il 90% dei M.), atipico (grado II, 4-7%, a maggior rischio di recidiva rispetto al grado I) e anaplastico o maligno (grado III, 1-3%). Quest’ultimo può avere un andamento aggressivo, alta frequenza di recidiva, metastasi a distanza ed elevata mortalità.
Può insorgere in qualsiasi area con rivestimento meningeo, e per tale ragione le manifestazioni cliniche sono molto variabili. La diagnosi è spesso occasionale, in seguito ad esami per sintomi non correlati al M. Manifestazioni cliniche frequenti: epilessia di vario tipo, cefalea, deficit motori, disturbi della vista, dell’olfatto o dell’udito, alterazioni dell’equilibrio, cambiamenti della personalità. Raramente il M. può presentarsi come altre condizioni mediche (Morbo di Parkinson, malattie psichiatriche, ischemia cerebrale). Se origina dal midollo spinale sarà presente paresi spastica lentamente progressiva, con o senza dolore radicolare o notturno.
La diagnosi si pone con la TC o con la RMN; alcune caratteristiche (calcificazioni o presenza di edema cerebrale) possono aiutare nel prevedere il comportamento della neoplasia.
Circa l’80 % dei M. guarisce dopo il trattamento. Sebbene la maggior parte dei M. sia benigna, la storia naturale della malattia (crescita e compressione delle strutture circostanti) espone al rischio, in caso di mancato intervento terapeutico, di importanti deficit neurologici: si devono pertanto trattare molti dei M. diagnosticati. Nella pratica clinica, la chirurgia è il trattamento di scelta. Non tutti i M. possono essere escissi senza residuare deficit neurologici importanti (nei casi di coinvolgimento di alcuni nervi o vasi intracranici); in queste situazioni una strategia efficace è l’asportazione subtotale seguita da radioterapia post-operatoria. Per i meningiomi benigni l’estensione della resezione è il più importante indice per la recidiva (completa, con ricorrenza molto rara, vs incompleta), mentre i M. anaplastici presentano comunque una prognosi spesso infausta. La radioterapia, soprattutto con le moderne tecniche radioterapiche (stereotassica), è una valida alternativa al trattamento chirurgico. Le terapie sistemiche (chemioterapia ed ormonoterapia) si sono rivelate di scarsa utilità; promettenti le terapie basate su tecniche di biologia molecolare. Il paziente anziano con M. asintomatico può essere posto sotto stretto monitoraggio clinico-strumentale (follow-up radiologico), in quanto la crescita della gran parte dei M. è di pochi mm/anno.
Le capacità neurocognitive e la qualità di vita dopo il trattamento del M. meritano alcune considerazioni. L’incidenza di tossicità severa indotta dalle radiazioni è fortunatamente bassa (cataratta, neuropatia ottica, perdita dell’udito, ipopituitarismo, deterioramento cognitivo), ma esiste un piccolo ma definito rischio di peggioramento. Gli effetti neurologici della chirurgia sono frequenti nel periodo post-operatorio immediato, dopo 3 mesi la maggior parte dei deficit regredisce.
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