Metallosi
Uno dei principali problemi relativi alla permanenza per lungo tempo nel corpo umano di placche o altri dispositivi metallici, specie se di composizione chimica non conosciuta, utilizzati come mezzi di osteosintesi, è rappresentato dalla metallosi. Essa è il risultato di eventi istopatologici, che si realizzano come risposta alla produzione di frammenti metallici derivanti dal processo di usura del materiale utilizzato. L’usura è un processo mediante il quale del materiale è rimosso da una superficie per azione dello scorrimento di un’altra superficie ad essa in contatto. Questi frammenti metallici sono in grado di determinare sia un effetto citotossico diretto sia di indurre la formazione di un abbondante tessuto di granulazione reattivo che evolve con difficoltà in tessuto fibroso. Questo fenomeno coinvolge sia il tessuto osseo sia i tessuti molli circostanti. Tra i vari tipi cellulari che partecipano a questo processo istopatologico, i macrofagi sono le cellule che giocano un ruolo predominante; sono richiamati in numero elevato per la presenza di frammenti di materiale necrotico e di usura e si attivano per azione di altri stimoli locali quali interleuchina-1, interleuchina-6, interleuchina-8, tumor necrosis factor, prostaglandina E-2 e altri mediatori del processo flogistico. La metallosi, risultato di fenomeni riconducibili a citotossicità diretta e a reazioni da corpo estraneo, può avere effetti sul sistema immunitario favorendo possibili infezioni secondarie e reazioni da ipersensibilità; inoltre queste particelle ingerite dai macrofagi possono essere trasportate in siti lontani dalla loro sede di impianto, come ad esempio i linfonodi regionali, la milza e i polmoni, ed interferire con le loro funzioni, giustificando un possibile aumento dell’incidenza di patologie neoplastiche, prevalentemente a carico del sistema linfatico, come è riportato in letteratura. La presenza di un abbondante tessuto necrotico e di un tessuto di granulazione reattivo, nell’osso adiacente al materiale protesico metallico e nei tessuti molli circostanti può essere responsabile della comparsa di una sintomatologia dolorosa dovuta a processi infiammatori, di fenomeni di compressione neuro-vascolare, ma soprattutto può aumentare il rischio di insorgenza di nuove fratture nella stessa sede, conseguenti alla presenza di zone di minor resistenza del segmento scheletrico coinvolto nel processo della metallosi.
L’introduzione di materiali sempre più resistenti e biocompatibili ha notevolmente ridotto l’incidenza di problemi relativi alla produzione di frammenti di usura, tanto che è opinione unanimemente condivisa che gli attuali mezzi di sintesi possano essere lasciati nella sede di impianto anche per lungo tempo. Questo concetto non è però applicabile a mezzi di sintesi “storici”, specie se di incerta composizione chimica. L’esecuzione di tests allergici, conoscendo esattamente la composizione della protesi impiantata, risulta elemento importante anche per una scelta dell’eventuale protesi da utilizzare nel reimpianto.
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