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Nutrizione parenterale

La nutrizione parenterale consiste nella somministrazione di nutrienti direttamente per via venosa, escludendo l’apparato digerente. È il metodo impiegato per la nutrizione artificiale dei pazienti nei quali l’alimentazione orale o la nutrizione enterale (con sondino naso-gastrico) sono impossibili, sconsigliabili o pericolose. La nutrizione parenterale può essere totale o parziale e si può effettuare attraverso tre vie di infusione: ● catetere venoso centrale diretto; ● catetere venoso centrale con accesso periferico; ● via venosa periferica. La nutrizione parenterale totale (NPT), ossia la somministrazione parenterale di tutti i principi nutritivi (aminoacidi, glucosio, lipidi, vitamine, elettroliti, oligoelementi) in quantità sufficiente a sopperire ai fabbisogni calorici e nutrizionali per periodi prolungati di tempo, si può effettuare attraverso un catetere venoso centrale, cioè posizionato con l’estremità nella vena cava. L’accesso può essere centrale attraverso la vena giugulare interna o la vena succlavia, oppure periferico. L’infusione venosa centrale permette di somministrare soluzioni nutritive ad elevato contenuto calorico, a base di glucosio al 20-50%. Con l’impiego delle soluzioni glucosate iperosmolari è possibile fornire un apporto calorico adeguato in un volume di liquidi relativamente modesto e quindi ben tollerato (2000-3000 ml al giorno). I principi nutritivi vengono miscelati in una sacca in materiale plastico biocompatibile, in modo asettico, e vengono somministrati utilizzando una pompa infusionale. La nutrizione parenterale periferica si effettua solitamente mediante infusione delle miscele nutritive in una vena superficiale del braccio; non permette l’impiego di soluzioni fortemente ipertoniche. La nutrizione parenterale periferica è più spesso utilizzata nel periodo perioperatorio per la grande facilità e la sicurezza di impiego. Consente di coprire parzialmente il fabbisogno calorico, anche per 1-2 settimane. Per la nutrizione parenterale di più lunga durata si preferisce utilizzare un catetere venoso centrale. Se si pianifica una NPT a lungo termine (oltre 2-3 mesi) è opportuno posizionare un catetere venoso centrale a permanenza, adottando particolari precauzioni per diminuire il rischio di infezione del catetere. Un’altra possibilità è costituita dall'associazione di questa metodica all’assunzione normale di cibi per via gastrointestinale (nutrizione parenterale parziale), per favorire un ritorno veloce alla normalità nutrizionale in alcuni pazienti, ad esempio sottoposti a interventi chirurgici o a trattamenti intensivi. I rischi dell’alimentazione parenterale possono essere di tipo infettivo (ad esempio sepsi a partire da un catetere venoso infetto) o metabolico (iperglicemie anche in pazienti non diabetici, steatosi epatica); può verificarsi anche una flebite nella sede dell’iniezione (flebite chimica). Le complicanze della nutrizione parenterale prolungata includono la formazione di calcoli biliari, colestasi ed alterazioni dei test di funzionalità epatica. La nutrizione parenterale, come anche la nutrizione enterale con sondino naso-gastrico, può essere attuata anche a domicilio nei pazienti che necessitano di un supporto nutrizionale a lungo termine. La sindrome da intestino corto (conseguenza di interventi chirurgici con ampie resezioni intestinali) è tra le indicazioni più frequenti alla nutrizione parenterale domiciliare. Normalmente la nutrizione artificiale viene gestita direttamente dal paziente e dai suoi familiari, sotto il controllo del servizio dell’ASL, del medico di base e del personale infermieristico nel territorio. Il monitoraggio della nutrizione artificiale domiciliare viene effettuato dalle stesse strutture con esami ematochimici e visite di controllo periodiche.
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