Polipo rettale
Il termine “polipo” identifica una massa che produce un’escrescenza visibile macroscopicamente sulla superficie interna (mucosa) e protrude nel lume di organi cavi quali lo stomaco o l’intestino. I polipi possono essere non neoplastici (polipi iperplastici), per esempio quelli di origine infiammatoria, oppure possono essere delle vere lesioni neoplastiche benigne (polipi adenomatosi) e, in questo caso, rappresentano i precursori del carcinoma: è dimostrato, infatti, che la maggior parte degli adenocarcinomi (maligni) invasivi del colon insorgono su polipi adenomatosi preesistenti.
I polipi solitari sono lesioni relativamente comuni. La stragrande maggioranza dei polipi intestinali insorge sporadicamente, in particolare nel colon e con una frequenza che aumenta con l’età. I polipi non neoplastici costituiscono il 90% di tutti i polipi epiteliali del grosso intestino e si possono riscontrare in più del 50% degli individui di età superiore ai 60 anni; la prevalenza di polipi adenomatosi del colon è di circa il 20-30% nei soggetti di età inferiore ai 40 anni e sale al 40-50% dopo i 60 anni.
I polipi adenomatosi colorettali sono generalmente asintomatici e vengono scoperti per caso, oppure durante la valutazione clinica di un’anemia o un sanguinamento occulto.
Quando presente, la sintomatologia mostra un andamento irregolare, transitorio e non progressivamente ingravescente. I sintomi più comuni sono rappresentati da: dolore, alterazione del transito intestinale (stipsi o diarrea), sanguinamento intestinale (proctorragia), astenia, calo ponderale. L’obiettività addominale è solitamente negativa; può evidenziare, al più, zone di dolorabilità alla palpazione profonda. Le condizioni generali si mantengono abitualmente buone, anche se può insorgere un certo grado di anemia in caso di sanguinamenti frequenti.
La diagnosi è fondata sul quadro clinico e, soprattutto, su alcuni esami strumentali quali: il clisma opaco, la rettosigmoidoscopia, l’ecografia transrettale, la colonscopia.
La prognosi deve essere considerata con molta attenzione, in particolare tenendo conto della potenziale evoluzione maligna di queste lesioni, la cui valutazione è sempre legata all’esame istologico di materiale prelevato in corso di indagine endoscopica.
In caso di esistenza di lesioni istologiche sospette per la presenza di una formazione polipoide adenomatosa, la terapia di scelta è quella chirurgia: sulla base della posizione del tumore si procederà con un intervento endoscopico, parziale (laparoscopico o laparotomico) o, nei casi più gravi, con la totale asportazione del tratto di colon interessato o del retto.
È stata osservata una ben definita predisposizione familiare ai polipi adenomatosi, che comporta un rischio di carcinoma colorettale fino a 4 volte superiore nei parenti di primo grado. Esistono, inoltre, anche rare sindromi familiari ad insorgenza giovanile (Poliposi Adenomatosa Familiare; Sindrome di Gardner) caratterizzate dalla presenza di innumerevoli polipi adenomatosi, con un rischio di sviluppare una neoplasia maligna del colon quasi del 100%.
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