Salpingectomia
La salpingectomia (s.) è l’asportazione chirurgica della salpinge, chiamata anche tuba uterina o tuba di Falloppio, ed è stata eseguita per la prima volta da Lawson Tait nel 1883 per una gravidanza tubarica. Le due tube sono organi simmetrici posti nella pelvi femminile, in comunicazione con la cavità uterina, rappresentano la sede della fecondazione e consentono il trasporto dello zigote (uovo fecondato) all’interno della cavità uterina, dove avverrà successivamente l’impianto e lo sviluppo dell’embrione. Le tube presentano una lunghezza variabile dai 7 ai 12 cm e terminano con l’ostio tubarico addominale che, grazie alle fimbrie, pone la tuba stessa in comunicazione con l’ovaio (sede di origine del gamete femminile o ovocita). Le tube costituiscono insieme alle ovaie gli “annessi uterini”, l’asportazione dei quali viene denominata “annessiectomia”, destra o sinistra a seconda del lato interessato. I rapporti anatomici e le patologie che coinvolgono tali organi fanno sì che spesso l’intervento di s. venga eseguito insieme alla rimozione degli altri genitali interni. Le patologie che più frequentemente coinvolgono primitivamente la tuba e fanno porre indicazione all’intervento di s. sono le infezioni (acute e croniche), la gravidanza tubarica (che rappresenta oltre il 95% delle gravidanze extrauterine), l’endometriosi (generalmente nel quadro di una malattia che coinvolge anche altri organi pelvici) e le neoplasie (molto rare). La s. può essere eseguita con tecnica chirurgica tradizionale (laparotomica o minilaparotomica) o videolaparoscopica. Stanno prendendo piede tecniche laparoscopiche con singolo accesso (una sola piccola incisione della parete addominale) e tecniche chirurgiche computer-assistite (“chirurgia robotica”, soprattutto quando la s. è associata ad altre procedure chirurgiche). L’asportazione della tuba in una donna in età fertile comporta la riduzione permanente della capacità riproduttiva, rimane comunque possibile la fecondazione naturale (che dipende da molti fattori, tra cui l’integrità anatomica e funzionale della tuba residua). Sarà invece necessario ricorrere alla fecondazione assistita nel caso di s. bilaterale.
La s., nella donna in età fertile, va riservata a quelle condizioni in cui la chirurgia conservativa non è efficace o è controindicata. Questa necessità è stata e continua ad essere teatro di acceso dibattito in ambito medico-scientifico, in quanto le tecniche chirurgiche e le terapie mediche, nonché le indagini diagnostiche, le conoscenze sull’infertilità ed altri elementi contribuiscono a rendere difficile decidere senza ombra di dubbio quando un trattamento conservativo è efficace ed a quali rischio può portare. Valga ad esempio il discorso sulla gravidanza tubarica. In questa condizione il trattamento conservativo (salpingotomia, cioe apertura della tuba ed asportazione della camera gestazionale) è ormai per molti il trattamento di scelta, in alternativa alla s. In questo modo si preserva la tuba, al costo però di una incompleta rimozione del sacco ectopico e di rischi di recidiva della gravidanza tubarica, se si lascia una tuba non perfettamente funzionante. Inoltre alcune condizioni, come l’emorragia non controllabile durante un intervento in urgenza o la rottura tubarica controindicano, di massima, l’intervento conservativo. Saranno probabilmente gli studi attualmente in corso a definire meglio le indicazioni ai vari tipi di trattamento chirurgico ed i risultati di questi sulla residua capacità riproduttiva della donna.
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