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Messina - ACOI: da rivedere tutto il sistema

L'intervento del Presidente Acoi sui fatti di Messina: stop a connessione tra economicità ed efficacia

I gravissimi fatti di Messina, ed altri similari nel resto d'Italia, "non possono che stimolare una pronta e ferma presa di distanza da comportamenti molto al di là dei principi contenuti nel codice deontologico del medico e nei codici che regolamentano i rapporti umani".
A parlare è Rodolfo Vincenti, presidente dell'associazione dei chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), che esprime profondo rammarico per episodi che "molto male arrecano non solo alle persone passivamente e direttamente coinvolte, ma anche alla immagine dei tanti, ma potrei dire di tutti quei colleghi chirurghi, che quotidianamente combattono contro tagli, accorpamenti, riduzione di personale e strutture fatiscenti, per offrire quell'assistenza sanitaria pubblica nazionale che, non a caso, è considerata tra le più competenti, universali e tecnologicamente avanzate del mondo".
Secondo Vincenti, però, i casi di presunta malasanità che hanno riguardato il Policlinico messinese, "non autorizzano a 'sparare sul mucchio' come si legge su alcuni quotidiani che, pur di attirare morbose curiosità - prosegue - assimilano situazioni non correlate e forniscono allarmanti non verità, parlando, ad esempio, di compensi ai primari sulla base del 10% del Drg", un sistema di classificazione dei pazienti dimessi dagli ospedali per acuti, che attualmente viene utilizzato anche in Italia come base per il finanziamento delle Aziende ospedaliere".
Il presidente Acoi sottolinea che "non esistono primari chirurghi ospedalieri che prestano la propria opera nella Sanità pubblica che abbiano una voce stipendiale in funzione di percentuale dei Drg.
Sul tema - chiarisce Vincenti - Acoi da tempo si è espressa denunciando la farraginosità del sistema Drg". E per cambiare le cose, Vincenti chiede che si "riveda sistematicamente il sistema, non solo per un suo allineamento economico ai più recenti progressi della medicina e alle nuove acquisizioni tecnologiche della chirurgia ma, soprattutto, per disinnescare quella impropria e fuorviante connessione tra prestazione 'complicata' e maggior compenso".
Infine, l'associazione dei chirurghi ospedalieri italiani si dice pronta "per la tutela della salute dei cittadini, per la difesa della figura del chirurgo, per far sì che la qualità percepita sia proporzionale a quella effettivamente erogata e per prevenire qualsiasi distorsione del Sistema, a interagire con le Istituzioni al fine di interrompere questa perversa connessione tra economicità ed efficacia". 

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