REGIONI - Comunicazioni

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COMUNICAZIONI REGIONALI Anno 2020

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Newsletter
di Sarro Giuliano Lombardia
Numero 564 del 07/05/2020

Magenta 06/05/2020
Cari Amici
Pur tra mille difficoltà strutturali, organizzative, e fisiche tutti noi stiamo cercando di ripartire e ritornare a fare i CHIRURGHI.
Per rientrare nella “Normalità” se così si può definire, eccomi a trasmettervi alcune informazioni relative alla Riunione post Pandemia dei coordinatori Regionali ACOI, tenuta in forma telematica domenica 3 Maggio 2020 con la presenza sia del nostro Presidente Piero Marini che del Vicepresidente Ildo Scandroglio.
Le informazioni più importanti sono le seguenti:
- Nonostante ogni sforzo da parte di ACOI, del Nostro Presidente Marini e di tutto il CD, attualmente non si farà la Società Unica della Chirurgia Italiana.
- Alla luce della Pandemia COVID 19 il Congresso Congiunto programmato per il 2020 non verrà attuato
- Ad oggi il nostro primo appuntamento in presenza, COVID permettendo, dovrebbe essere il CONGRESSO NAZIONALE ACOI 2021 che si terrà a Milano in primavera.
- Con molta probabilità verrà convocata una assemblea on line per l’approvazione del Bilancio (Unico atto obbligatorio in una Società).
- In assenza di altre News durante il Congresso Nazionale di Milano 2021 si procederà alle votazioni per il rinnovo del CD e della presidenza ACOI
- Come ovviamente saprete tutta l’attività Formativa in presenza, organizzata ne lle varie Regioni è stata annullata. L’Attività formativa rappresenta uno dei cardini della nostra Società, per cui i progetti in essere sono:
1) Promozione Attività Formativa sempre con COMsurgery in forma di FAD e Webinar (90-120’minuti)
2) Assemblee regionali telematiche con il doppio significato sociale e scientifico
- Promozione di una Campagna Informativa per i nostri pazienti dal titolo:
“NON RINUNCIARE A CURARTI”, il COVD può uccidere ma il cancro va avanti……”
Come sempre le porte di ACOI sono aperte a tutti i soci che vogliono contribuire in modo diretto alle proposte sopracitate. In particolare se qualcuno volesse trasformare gli eventi saltati in FAD o Webinar mi può contattare direttamente per una corretta programmazione e supporto.
Aspetto i vostri suggerimenti!
Un abbraccio virtuale a tutti
Giuliano Sarro e Ildo Scandroglio
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Riunione in streaming coordinatori regionali 3 maggio 2020
di Portale Giuseppe Veneto
Numero 563 del 03/05/2020

Vincenzo Vallefuoco: il lievito della chirurgia napoletana
di Armellino Mariano Fortunato Campania
Numero 562 del 02/05/2020

Trascorso il tempo del lutto inespresso, per i rigori dovuti al contagio, scrivo del mio maestro Vincenzo Vallefuoco, con difficoltà, perché anche se non c'è più resta per me e per sempre un giovane valoroso chirurgo.

Quando l'ho visto per l'ultima volta nel Museo degli Incurabili, qualche mese fa, era sempre sorridente, con la simpatia accattivante e con la sua voce a tratti cavernosa che gli usciva dalla mandibola volitiva, con quelle parole ripetute due volte, per rafforzare con il suo pensiero sempre determinato: mi parlò di suo figlio e s'informò di me.

Inforcava la sua bicicletta e mi incoraggiò a fare sport, e lì di rimando lo invitai a raccontare per noi la sua storia di chirurgo esemplare. Si schernì schivo: "Tu lo sai, mi è sempre piaciuto fare cose e non raccontarle". Secondo un principio antico di chirurgia ospedaliera.

E allora proverò io a farlo con i miei ricordi.
Lo conobbi da studente del secondo anno di Medicina, quando facevo parte di una schiera di volontari del pronto soccorso del Cardarelli: Emanuele Cameli, Vincenzo Fonzi, Franco Giordano, Fulvio Calise. Una sorta di "Ragazzi della Via Pal" che comparivano di pomeriggio e di notte, dopo le lezioni universitarie, per fare pratica e vedere i maestri all'opera: Giovanni Negroni, Corrado Cantalupo, Raimondo Pusateri, Pietro Scaglione e il mio futuro primario e maestro, Achille Breglia.
Tutti sotto la guida di un caposcuola, allievo di Ettore Ruggieri, il Prof. Giovanni Esposito, che è stato il fondatore della disciplina di Chirurgia d'Urgenza nell'Ospedale Cardarelli di Napoli.
Accanto a loro giovani assistenti: Vincenzo Napoli, Roberto Pennisi, Pino Borea.
Tra questi nostri punti di riferimento, comparve improvvisamente, in supporto all'equipe dell'urgenza, Vincenzo Vallefuoco, giovane aiuto, allievo di Agostino Trapani e Saverio Pescatore. Aveva 29 anni, rispettoso degli aiuti anziani ma fiero e convinto delle sue idee, mostrò subito un animo diverso dallo schema ingessato della chirurgia dei maestri più antichi.
Raccontava a noi giovani che tutto era possibile e non bisognava mai drammatizzare al tavolo operatorio e che si potesse portare a termine un atto chirurgico, anche complesso, con gesti semplici e sicuri. Divenne ben presto il mio mito, lo ammiravo anche perchè di umili origini aveva saputo scalare i gradi della carriera chirurgica senza mai abdicare alla sua fierezza e senza compromessi.
Aveva una marcia in più, perché aveva la competenza tecnica che gli consentiva di realizzare interventi di exeresi e ricostruzione in tempi rapidi con la sutura manuale, visto che in quegl'anni si muoveva con difficoltà l'era delle cucitrici automatiche.
Mi spiego, fare una resezione gastrica in urgenza per un'ulcera terebrante o perforata era affare che riguardava un chirurgo esperto di resezioni, che per lo più richiedevano un lungo periodo di formazione nella chirurgia di elezione. Lui veniva dalla scuola di un grande resezionista, il Prof. Saverio Pescatori della Quinta Chirurgia del Cardarelli, e come lui muoveva le mani in maniera così veloce che noi giovani studenti che gli facevamo da strumentisti non riuscivamo a seguirlo nei tempi.
Ecco perché nelle sue mani il perforato gastrico nelle prime ore o un'ulcera difficile da trattare con sutura diretta veniva resecato d'embleé in urgenza. Magari associandolo alla resezione la vagotomia: fu un'autentica rivoluzione, nel gruppo della chirurgia d'urgenza che prediligeva di principio interventi di minima, conservativi o di derivazione esterna. Negli anni '70, anche l'occlusione colica, nelle sue mani, rappresentava un'indicazione all'exeresi in un tempo, ricusando spesso la colostomia di protezione. Oggi, tutto questo, ci fa sorridere, ma costutuirono le prime esperienze di lavaggio colico per operatorio.
Gli altri lo imitarono.
A Vincenzo premeva soprattutto la tempestività dell'atto chirurgico. Gli ho visto portare in sala operatoria pazienti in shock emorragico gravissimo, disinfettare e mettere i telini mentre si cercava affannosamente l'anestesista per intubare: mi ha insegnato che il coraggio del chirurgo cambia la prognosi!
Gli ho visto suturare due volte il cuore, sempre con semplicità e senza enfasi.
La lampada scialitica era il sole che non tramontava mai nella sua giornata: al mattino in sala con Saverio Pescatore, il pomeriggio in clinica a Villa dei Gerani e notti intere passate al tavolo operatorio, spiegando a noi giovani i gesti semplici, mostrarando i clivaggi per una chirurgia sicura ed esangue.
Preferiva operare con i giovani, a cui con sistema meritocratico affidava i primi saggi col bisturi, sempre sotto i suoi occhi vigili.
Al terzo anno di Medicina, mi fece operare un'appendicite acuta e poi un'ernia, dopo, però, avermi ben interrogato sull'anatomia chirurgica; al quarto anno mi spiego come con il dito trovare il clivaggio dal letto epatico e fu così che conquistai la mia prima colecistectomia.
Come regalo di laurea, mi aiutò a trattare con una protesi "a pantalone" un'aneurisma dell'aorta addominale fissurata. Capirete la mia emozione quando ne parlo e quale affetto e riconsocimento mi muova...
Mettemmo a punto il trattamento in urgenza per l'avvelenamento acuto da acido muriatico, in quegl'anni ancora frequentemente usato per il suicidio. Dopo autopsie, rilievi autoptici e ricerche bibliografiche (se lui era il braccio, asseriva scherzosamente che io ero la mente del gruppo).
Incominciò a fare le prime gastrectomie ed esofagectomie d'urgenza, nella necrosi a tutto spessore da acido, salvando la vita a pazienti la cui sorte era ormai segnata.
Era proverbiale la sua velocità e l'esemplificazione di un problema chirurgico complesso al tavolo operatorio. Ha insegnato a giovani quali Roberto Palomba, Nicola Sangiuliano, a non avvilirsi mai.
Di fonte ad una massa addominale fissa o infiltrante i vasi non si perdeva mai di coraggio e, come un generale, usava la tattica di attaccare prima per via anteriore, poi di lato, poi alle spalle, per trovare la "couche" (amava molto questi intercalari francesi) che portava in sicurezza all'exeresi.
In realtà, compresi col tempo che era solo apparentemente spavaldo, mostrava una grande sicurezza in sè, ma in realtà era attento a gestire con prudenza l'intero processo terapeutico.
Sapeva drenare e ci aveva insegnato quanto valesse mettere bene un drenaggio...

Era l'idolo degli infermieri che lo stimavano per la sua disponibilità: gli affidavano i loro congiunti e se stessi. Parimenti, gli anestesisti ne apprezzavamo la velocità e sicurezza e devo dire che lui riusciva sempre a convincerli a passare una notte con lui in sala operatoria. Col sorriso sulle labbra riusciva sempre, quando di guardia, ad accedere in sala operatoria.

Credeva nel merito e, anche se impegnato politicamente nel suo comune di Mugnano nelle file di un piccolo partito, quello repubblicano, disdegnò sempre la politica che entrava prepotentemente nelle dinamiche ospedaliere. Nel Cardarelli godette di universale consenso, ma mai del sostegno della politica. Era imbarazzante questo giovane chirurgo che era già un maestro da aiuto e metteva in ombra i giganti dell'ospedale.
Non c'era intervento di chirurgia generale in cui lui non si fosse cimentato, operava incredibili gozzi immersi, apriva il torace secondo quello che aveva appreso da Agostino Trapani, e risultava ai miei occhi adatto a risolvere qualsiasi circostanza avversa, anche sull'emodinamica toracica.

Operando molto anche presso strutture private, adeguava la sua capacità tecnica ai mezzi a sua disposizione e riusciva a trovare soluzioni valide anche in carenza strumentale: soleva dire che le mani erano il migliore strumento del chirurgo.
Sono tanti i temi che lo hanno visto protagonista sul piano scientifico, però lui non amava la presenza ai congressi e forse riusciva più convincente attraverso i gesti in sala operatoria. Durante conferenze e/o convegni, senza alcun imbarazzo, contestava spesso verità scientifiche supportate da letteratura, ma inefficaci secondo la sua esperienza. Tenero maestro di tanti giovani, che lui faceva lievitare secondo una sua bilancia di valutazione, era severo con se stesso e rimurginava per giorni su un'eventuale leggerezza.
Spesso dovevo confortarlo quando era in tensione per il post-operatorio di un ammalato, e lui, criticamente, era abituato ad analizzare tutte le possibili vie di uscita di ora in ora per fronteggiare o prevenire una complicanza.
Sulla gestione delle complicanze post-operatorie era certamente uno stratega straordinario, capiva quando bisognava essere attendisti e quando bisognava, con sollecitudine, riaprire un paziente, ciò in un tempo in cui la diagnotica radiologica ed ecografica era inaffidabile.
Quando si avvicinava al tavolo operatorio per osservare una equipe al lavoro esprimeva le sue lodi o, scuotendo la testa, il suo disappunto. Spesso lo rimproveravo a bassa voce, per la stima e l'affetto che ci legava, per questa sua franchezza con la quale si procurava schiere di nemici. Lui, di rimando, rispondeva: "Ma è modesto... è proprio modesto".
Forse proprio per questo suo carattere intemperante e la sua schiettezza nei modi, con cui criticava anche l'ingerenza della politica nelle carriere mediche, gli fu negata la carriera nei reparti dell'ospedale Cardarelli, dove rappresentava l'allievo più degno della tradizione della scuola di chirurgia napoletana.
Gli toccò, così, l'esilio come primario all'Opsedale degli Incurabili. Piccolo, ma ricco di storia, lui seppe incarnare autenticamente la tradizione chirurgica incurabilina. Trasformò un ormai piccolo servizio di chirurgia, in un'autentica macchina produttiva di chirurgia di eccellenza. Era così orgoglioso di fare chirurgia epatica maggiore o pancreatica maggiore in quel suo piccolo ospedale, che diventò, così, un fiorente reparto di chirurgia. Intorno a lui crebbero giovani quali: Stefano Candela, Vincenzo Cifarelli, Marco De Fazio, Stefano Spiezia. Insomma, quella chirurgia divenne in poco tempo accorsata e capace di trainare l'intero ospedale.
Negli ultimi tempi in clinica privata ebbe tra i suoi giovani il Dott. Aniello Finizio.
Ebbe, poi, una breve ma intensa esperienza all'estero, presso l'ospedale Saint Antoine di Parigi, per la chirurgia colorettale. In quel tempo io gli ero accanto, finimmo, poi, in sala operatoria, a Villejiuf nel reparto del Prof. Henri Bismuth. Ricordo che Francò chiese a noi specializzandi italiani di effettuare una colecistectomia e lui mi pregò di operare al suo posto, sdegnando l'invito con una punta di orgoglio: "Fai vedere come noi sappiamo operare e usa il clivaggio come loro non fanno". Rimasi molto imbarazzato perchè i maestri francesi avvertirono una vena di criticità in quella figura alta che sovrastava la scena del tavolo operatorio. A fine intervento accennai ad una reazione, dicendo che si trattava comunque di maestri della chirurgia epatica e lui rispose: "Qui non abbiamo nulla da imparare. I loro risultati migliori sono ottenuti solo grazie alla diversa organizzazione". Così ponemmo fine all'esperienza...

Ricorderò sempre le sue mani all'opera eleganti e sicure nel gesto, sulla mano sinistra calzava un guanto di filo e suturando, ripeteva ritornelli ritmici, giocando sulle parole: dentro-fuori, fuori-dentro, dentro-fuori, fuori-dentro...era la colonna sonora della sua vita.

Al tavolo operatorio giocava con noi, scherzava mentre con rigore ed accuratezza insegnava.

Con noi giovani è stato sempre molto tenero e schietto, raccontandoci anche molti lati extraprofessionali delle sua vita.

Ora che non c'è più, sono convinto che abbiamo perso il lievito che fa crescere la passione dei giovani per la chirurgia. Diceva loro che la chirurgia era infida e traditrice come una prostituta, ma andava amata con passione totale.

Sono certo che sono tanti i chirurghi della nostra regione che portano nelle loro mani l'eleganza antica del maestro; anche quelli che per incomprensioni non lo amarono, senza rendersene conto, continuano a riportare indelebilmente nei loro gesti il codice genetico dei suoi.

È questo il miracolo vero della chirurgia: dal maestro all'allievo, all'allievo che diventa maestro.

A te, Vincenzo, non auguro il sonno tranquillo dei giusti, ma di raggiungere gli altri tuoi colleghi chirurghi in una sorta di limbo dove c'è una sala operatoria e dove saresti capace di convincere San Pietro ad operare angeli e diavoli.

Opera per sempre.

Gennaro Rispoli

Napoli 29 aprile 2020



Vincenzo Vallefuoco: il lievito della chirurgia napoletana
di Armellino Mariano Fortunato Campania
Numero 561 del 02/05/2020

Trascorso il tempo del lutto inespresso, per i rigori dovuti al contagio, scrivo del mio maestro Vincenzo Vallefuoco, con difficoltà, perché anche se non c'è più resta per me e per sempre un giovane valoroso chirurgo.

Quando l'ho visto per l'ultima volta nel Museo degli Incurabili, qualche mese fa, era sempre sorridente, con la simpatia accattivante e con la sua voce a tratti cavernosa che gli usciva dalla mandibola volitiva, con quelle parole ripetute due volte, per rafforzare con il suo pensiero sempre determinato: mi parlò di suo figlio e s'informò di me.

Inforcava la sua bicicletta e mi incoraggiò a fare sport, e lì di rimando lo invitai a raccontare per noi la sua storia di chirurgo esemplare. Si schernì schivo: "Tu lo sai, mi è sempre piaciuto fare cose e non raccontarle". Secondo un principio antico di chirurgia ospedaliera.

E allora proverò io a farlo con i miei ricordi.
Lo conobbi da studente del secondo anno di Medicina, quando facevo parte di una schiera di volontari del pronto soccorso del Cardarelli: Emanuele Cameli, Vincenzo Fonzi, Franco Giordano, Fulvio Calise. Una sorta di "Ragazzi della Via Pal" che comparivano di pomeriggio e di notte, dopo le lezioni universitarie, per fare pratica e vedere i maestri all'opera: Giovanni Negroni, Corrado Cantalupo, Raimondo Pusateri, Pietro Scaglione e il mio futuro primario e maestro, Achille Breglia.
Tutti sotto la guida di un caposcuola, allievo di Ettore Ruggieri, il Prof. Giovanni Esposito, che è stato il fondatore della disciplina di Chirurgia d'Urgenza nell'Ospedale Cardarelli di Napoli.
Accanto a loro giovani assistenti: Vincenzo Napoli, Roberto Pennisi, Pino Borea.
Tra questi nostri punti di riferimento, comparve improvvisamente, in supporto all'equipe dell'urgenza, Vincenzo Vallefuoco, giovane aiuto, allievo di Agostino Trapani e Saverio Pescatore. Aveva 29 anni, rispettoso degli aiuti anziani ma fiero e convinto delle sue idee, mostrò subito un animo diverso dallo schema ingessato della chirurgia dei maestri più antichi.
Raccontava a noi giovani che tutto era possibile e non bisognava mai drammatizzare al tavolo operatorio e che si potesse portare a termine un atto chirurgico, anche complesso, con gesti semplici e sicuri. Divenne ben presto il mio mito, lo ammiravo anche perchè di umili origini aveva saputo scalare i gradi della carriera chirurgica senza mai abdicare alla sua fierezza e senza compromessi.
Aveva una marcia in più, perché aveva la competenza tecnica che gli consentiva di realizzare interventi di exeresi e ricostruzione in tempi rapidi con la sutura manuale, visto che in quegl'anni si muoveva con difficoltà l'era delle cucitrici automatiche.
Mi spiego, fare una resezione gastrica in urgenza per un'ulcera terebrante o perforata era affare che riguardava un chirurgo esperto di resezioni, che per lo più richiedevano un lungo periodo di formazione nella chirurgia di elezione. Lui veniva dalla scuola di un grande resezionista, il Prof. Saverio Pescatori della Quinta Chirurgia del Cardarelli, e come lui muoveva le mani in maniera così veloce che noi giovani studenti che gli facevamo da strumentisti non riuscivamo a seguirlo nei tempi.
Ecco perché nelle sue mani il perforato gastrico nelle prime ore o un'ulcera difficile da trattare con sutura diretta veniva resecato d'embleé in urgenza. Magari associandolo alla resezione la vagotomia: fu un'autentica rivoluzione, nel gruppo della chirurgia d'urgenza che prediligeva di principio interventi di minima, conservativi o di derivazione esterna. Negli anni '70, anche l'occlusione colica, nelle sue mani, rappresentava un'indicazione all'exeresi in un tempo, ricusando spesso la colostomia di protezione. Oggi, tutto questo, ci fa sorridere, ma costutuirono le prime esperienze di lavaggio colico per operatorio.
Gli altri lo imitarono.
A Vincenzo premeva soprattutto la tempestività dell'atto chirurgico. Gli ho visto portare in sala operatoria pazienti in shock emorragico gravissimo, disinfettare e mettere i telini mentre si cercava affannosamente l'anestesista per intubare: mi ha insegnato che il coraggio del chirurgo cambia la prognosi!
Gli ho visto suturare due volte il cuore, sempre con semplicità e senza enfasi.
La lampada scialitica era il sole che non tramontava mai nella sua giornata: al mattino in sala con Saverio Pescatore, il pomeriggio in clinica a Villa dei Gerani e notti intere passate al tavolo operatorio, spiegando a noi giovani i gesti semplici, mostrarando i clivaggi per una chirurgia sicura ed esangue.
Preferiva operare con i giovani, a cui con sistema meritocratico affidava i primi saggi col bisturi, sempre sotto i suoi occhi vigili.
Al terzo anno di Medicina, mi fece operare un'appendicite acuta e poi un'ernia, dopo, però, avermi ben interrogato sull'anatomia chirurgica; al quarto anno mi spiego come con il dito trovare il clivaggio dal letto epatico e fu così che conquistai la mia prima colecistectomia.
Come regalo di laurea, mi aiutò a trattare con una protesi "a pantalone" un'aneurisma dell'aorta addominale fissurata. Capirete la mia emozione quando ne parlo e quale affetto e riconsocimento mi muova...
Mettemmo a punto il trattamento in urgenza per l'avvelenamento acuto da acido muriatico, in quegl'anni ancora frequentemente usato per il suicidio. Dopo autopsie, rilievi autoptici e ricerche bibliografiche (se lui era il braccio, asseriva scherzosamente che io ero la mente del gruppo).
Incominciò a fare le prime gastrectomie ed esofagectomie d'urgenza, nella necrosi a tutto spessore da acido, salvando la vita a pazienti la cui sorte era ormai segnata.
Era proverbiale la sua velocità e l'esemplificazione di un problema chirurgico complesso al tavolo operatorio. Ha insegnato a giovani quali Roberto Palomba, Nicola Sangiuliano, a non avvilirsi mai.
Di fonte ad una massa addominale fissa o infiltrante i vasi non si perdeva mai di coraggio e, come un generale, usava la tattica di attaccare prima per via anteriore, poi di lato, poi alle spalle, per trovare la "couche" (amava molto questi intercalari francesi) che portava in sicurezza all'exeresi.
In realtà, compresi col tempo che era solo apparentemente spavaldo, mostrava una grande sicurezza in sè, ma in realtà era attento a gestire con prudenza l'intero processo terapeutico.
Sapeva drenare e ci aveva insegnato quanto valesse mettere bene un drenaggio...

Era l'idolo degli infermieri che lo stimavano per la sua disponibilità: gli affidavano i loro congiunti e se stessi. Parimenti, gli anestesisti ne apprezzavamo la velocità e sicurezza e devo dire che lui riusciva sempre a convincerli a passare una notte con lui in sala operatoria. Col sorriso sulle labbra riusciva sempre, quando di guardia, ad accedere in sala operatoria.

Credeva nel merito e, anche se impegnato politicamente nel suo comune di Mugnano nelle file di un piccolo partito, quello repubblicano, disdegnò sempre la politica che entrava prepotentemente nelle dinamiche ospedaliere. Nel Cardarelli godette di universale consenso, ma mai del sostegno della politica. Era imbarazzante questo giovane chirurgo che era già un maestro da aiuto e metteva in ombra i giganti dell'ospedale.
Non c'era intervento di chirurgia generale in cui lui non si fosse cimentato, operava incredibili gozzi immersi, apriva il torace secondo quello che aveva appreso da Agostino Trapani, e risultava ai miei occhi adatto a risolvere qualsiasi circostanza avversa, anche sull'emodinamica toracica.

Operando molto anche presso strutture private, adeguava la sua capacità tecnica ai mezzi a sua disposizione e riusciva a trovare soluzioni valide anche in carenza strumentale: soleva dire che le mani erano il migliore strumento del chirurgo.
Sono tanti i temi che lo hanno visto protagonista sul piano scientifico, però lui non amava la presenza ai congressi e forse riusciva più convincente attraverso i gesti in sala operatoria. Durante conferenze e/o convegni, senza alcun imbarazzo, contestava spesso verità scientifiche supportate da letteratura, ma inefficaci secondo la sua esperienza. Tenero maestro di tanti giovani, che lui faceva lievitare secondo una sua bilancia di valutazione, era severo con se stesso e rimurginava per giorni su un'eventuale leggerezza.
Spesso dovevo confortarlo quando era in tensione per il post-operatorio di un ammalato, e lui, criticamente, era abituato ad analizzare tutte le possibili vie di uscita di ora in ora per fronteggiare o prevenire una complicanza.
Sulla gestione delle complicanze post-operatorie era certamente uno stratega straordinario, capiva quando bisognava essere attendisti e quando bisognava, con sollecitudine, riaprire un paziente, ciò in un tempo in cui la diagnotica radiologica ed ecografica era inaffidabile.
Quando si avvicinava al tavolo operatorio per osservare una equipe al lavoro esprimeva le sue lodi o, scuotendo la testa, il suo disappunto. Spesso lo rimproveravo a bassa voce, per la stima e l'affetto che ci legava, per questa sua franchezza con la quale si procurava schiere di nemici. Lui, di rimando, rispondeva: "Ma è modesto... è proprio modesto".
Forse proprio per questo suo carattere intemperante e la sua schiettezza nei modi, con cui criticava anche l'ingerenza della politica nelle carriere mediche, gli fu negata la carriera nei reparti dell'ospedale Cardarelli, dove rappresentava l'allievo più degno della tradizione della scuola di chirurgia napoletana.
Gli toccò, così, l'esilio come primario all'Opsedale degli Incurabili. Piccolo, ma ricco di storia, lui seppe incarnare autenticamente la tradizione chirurgica incurabilina. Trasformò un ormai piccolo servizio di chirurgia, in un'autentica macchina produttiva di chirurgia di eccellenza. Era così orgoglioso di fare chirurgia epatica maggiore o pancreatica maggiore in quel suo piccolo ospedale, che diventò, così, un fiorente reparto di chirurgia. Intorno a lui crebbero giovani quali: Stefano Candela, Vincenzo Cifarelli, Marco De Fazio, Stefano Spiezia. Insomma, quella chirurgia divenne in poco tempo accorsata e capace di trainare l'intero ospedale.
Negli ultimi tempi in clinica privata ebbe tra i suoi giovani il Dott. Aniello Finizio.
Ebbe, poi, una breve ma intensa esperienza all'estero, presso l'ospedale Saint Antoine di Parigi, per la chirurgia colorettale. In quel tempo io gli ero accanto, finimmo, poi, in sala operatoria, a Villejiuf nel reparto del Prof. Henri Bismuth. Ricordo che Francò chiese a noi specializzandi italiani di effettuare una colecistectomia e lui mi pregò di operare al suo posto, sdegnando l'invito con una punta di orgoglio: "Fai vedere come noi sappiamo operare e usa il clivaggio come loro non fanno". Rimasi molto imbarazzato perchè i maestri francesi avvertirono una vena di criticità in quella figura alta che sovrastava la scena del tavolo operatorio. A fine intervento accennai ad una reazione, dicendo che si trattava comunque di maestri della chirurgia epatica e lui rispose: "Qui non abbiamo nulla da imparare. I loro risultati migliori sono ottenuti solo grazie alla diversa organizzazione". Così ponemmo fine all'esperienza...

Ricorderò sempre le sue mani all'opera eleganti e sicure nel gesto, sulla mano sinistra calzava un guanto di filo e suturando, ripeteva ritornelli ritmici, giocando sulle parole: dentro-fuori, fuori-dentro, dentro-fuori, fuori-dentro...era la colonna sonora della sua vita.

Al tavolo operatorio giocava con noi, scherzava mentre con rigore ed accuratezza insegnava.

Con noi giovani è stato sempre molto tenero e schietto, raccontandoci anche molti lati extraprofessionali delle sua vita.

Ora che non c'è più, sono convinto che abbiamo perso il lievito che fa crescere la passione dei giovani per la chirurgia. Diceva loro che la chirurgia era infida e traditrice come una prostituta, ma andava amata con passione totale.

Sono certo che sono tanti i chirurghi della nostra regione che portano nelle loro mani l'eleganza antica del maestro; anche quelli che per incomprensioni non lo amarono, senza rendersene conto, continuano a riportare indelebilmente nei loro gesti il codice genetico dei suoi.

È questo il miracolo vero della chirurgia: dal maestro all'allievo, all'allievo che diventa maestro.

A te, Vincenzo, non auguro il sonno tranquillo dei giusti, ma di raggiungere gli altri tuoi colleghi chirurghi in una sorta di limbo dove c'è una sala operatoria e dove saresti capace di convincere San Pietro ad operare angeli e diavoli.

Opera per sempre.

Gennaro Rispoli

Napoli 29 aprile 2020








MINIMALLY INVASIVE SURGERY DURING COVID19 PANDEMIC
di Sarro Giuliano Lombardia
Numero 554 del 08/04/2020

SURVEY COVID19 LOMBARDIA Indagine Urgenze Chirurgiche in Lombardia durante epidemia Covid-19
di Segreteria Lombardia
Numero 553 del 06/04/2020

Gentile Collega,
con la presente abbiamo il piacere di condividere con te un’idea.
In questi giorni difficili, è sensazione diffusa che l’emergenza Covid-19 abbia prodotto una significativa riduzione del numero di urgenze (anche di ambito non traumatico, non correlate, quindi, alla ridotta mobilità su strada).
La Lombardia offre uno spettro abbastanza ampio per indagare e verificare questo dato.

Di seguito il link per la survey che abbiamo ideato.
definitefraudstart "forms.gle"definitefraudend https://forms.gle/kgccvU2idUU8gfbk7

Come avrai modo di vedere, l’indagine esplora diversi item sul numero complessivo di ricoveri ed interventi eseguiti in urgenza nei mesi di marzo 2019 e febbraio-marzo 2020 (31.03 incluso).
Il link è già attivo per consentire di agevolare la raccolta dei dati richiesti e si disattiverà il 1 Maggio p.v.
Ci auguriamo che la partecipazione all’indagine possa essere larga e che i numeri raccolti diano modo di condurre un’analisi accurata.

Poiché il topic Covid-19, al momento, ha un elevato interesse scientifico e l’argomento oggetto della survey ne studia un aspetto di assoluta originalità, l’obiettivo ultimo sarà quello di ottenere una pubblicazione su rivista internazionale.
A livello di “authorship” tutti i partecipanti alla survey saranno considerati come “contributors” e, fin d’ora, si esprime disponibilità per eventuale supporto nella stesura del manoscritto finale.

Si specifica, infine, che i dati raccolti, successivamente, potranno essere messi a disposizione di chi vorrà condurre ulteriori analisi.

Confidando nell’entusiasmo ACOI,
ti ringraziamo anticipatamente per la disponibilità che vorrai prestare all’iniziativa.

Cari saluti.

Stefano Rausei

[Sito web]  [Download del file]

COMUNICAZIONE ACOI
di Segreteria Puglia
Numero 552 del 02/04/2020



Sicurezza personale di sala operatoria
di Verzelli Augusto Marche
Numero 546 del 28/03/2020

Carissimi Soci,
in tempo di epidemia da coronavirus e su sollecitazione di alcuni colleghi, ritengo importante avere la situazione per quanto riguarda la sicurezza in riferimento al rischio di contagio presso le nostre Sale Operatorie. Come sapete la nostra regione ha recepito le raccomandazioni della WHO e dell'ISS riguardo la non necessità di dotarsi di presidi particolari (vedi soprattutto maschere ffp3 o N95) per il personale di sala operatoria se non per procedure inerenti la intubazione o broncoaspirazione o broncoscopia in paziente a rischio (?). Tali raccomandazioni sono palesemente più in reazione ad una attuale carenza globale di presidi che non ad evidenze scientifiche. Se da una parte ciò può essere comprensibile, ritengo comunque assolutamente prioritario fare ogni sforzo per salvaguardare il personale sanitario pure in presenza di scarse risorse. La fornitura di presidi adeguati almeno per le procedure in Pz Covid+ o per le urgenze in pazienti comunque non testati con tampone mi sembra indispensabile stante anche le evidenze di presenza di virus Covid 19 a livello dell'apparato gastroenterico e negli aerosol che si sviluppano durante intervento chirurgico per utilizzo di bisturi eletrico o altri strumenti ad alta energia. Ritengo altresì essenziale la presenza di sistemi di aspirazione e filtraggio fumi in chirurgia sia aperta che laparoscopica.
Vi prego di rendermi edotto sulla disponibilità di presidi nelle vostre strutture e sulla presenza di protocolli per la chirurgia in urgenza ed elettiva (anche sul percorso del paziente dalla accettazione alla dimissione), in modo che possa farmene portavoce presso le Autorità delle Marche come società scientifica. Si intende che questa problematica riguarda tutte le specialità chirugiche.
E' inutile dire che mi aspetto risposta sollecita stante il tempo "particolare" che viviamo! a vostra disposizione e ad maiora!



Indagine Urgenze Chirurgiche in Lombardia durante epidemia Covid-19
di Sarro Giuliano Lombardia
Numero 540 del 25/03/2020

Gentile Collega,
con la presente abbiamo il piacere di condividere con te un’idea.
In questi giorni difficili, è sensazione diffusa che l’emergenza Covid-19 abbia prodotto una significativa riduzione del numero di urgenze (anche di ambito non traumatico, non correlate, quindi, alla ridotta mobilità su strada).
La Lombardia offre uno spettro abbastanza ampio per indagare e verificare questo dato.
Di seguito il link per la survey che abbiamo ideato.
definitefraudstart "forms.gle"definitefraudend https://forms.gle/kgccvU2idUU8gfbk7
Come avrai modo di vedere, l’indagine esplora diversi item sul numero complessivo di ricoveri ed interventi eseguiti in urgenza nei mesi di marzo 2019 e febbraio-marzo 2020 (31.03 incluso).
Il link è già attivo per consentire di agevolare la raccolta dei dati richiesti e si disattiverà il 1 Maggio p.v.
Ci auguriamo che la partecipazione all’indagine possa essere larga e che i numeri raccolti diano modo di condurre un’analisi accurata.
Poiché il topic Covid-19, al momento, ha un elevato interesse scientifico e l’argomento oggetto della survey ne studia un aspetto di assoluta originalità, l’obiettivo ultimo sarà quello di ottenere una pubblicazione su rivista internazionale.
A livello di “authorship” tutti i partecipanti alla survey saranno considerati come “contributors” e, fin d’ora, si esprime disponibilità per eventuale supporto nella stesura del manoscritto finale.
Si specifica, infine, che i dati raccolti, successivamente, potranno essere messi a disposizione di chi vorrà condurre ulteriori analisi.
Confidando nell’entusiasmo ACOI,
ti ringraziamo anticipatamente per la disponibilità che vorrai prestare all’iniziativa.
Cari saluti.
Stefano Rausei
Francesco Ferrara
Tommaso Zurleni
Giuliano Sarro (Coordinatore ACOI Regione Lombardia)

[Download del file]



Comunicazione dr Marini Presidente ACOI emergenza covid-19
di Portale Giuseppe Veneto
Numero 536 del 16/03/2020


Piano Formativo 2020
di Segreteria Lazio
Numero 531 del 14/02/2020

Relazione della riunione dei coordinatori regionali ACOI, Roma 24 gennaio 2020
di Portale Giuseppe Veneto
Numero 530 del 28/01/2020

Carissimi soci,
venerdì 24 gennaio si è svolta a Roma la riunione dei coordinatori regionali ACOI alla presenza del Presidente nazionale Piero Marini. In breve il resoconto di quanto discusso.
1. Dal 27 settembre al 1 ottobre 2020 si svolgerà a Roma il Congresso Congiunto di tutte le società chirurgiche italiane. Come già nel 2012, 2016 e 2018 sarà un’occasione importante per confrontarci con tutti i colleghi chirurghi italiani in un unico evento. A breve verranno comunicati i ‘topics’ del congresso. Vi invito a tenervi aggiornati sul sito acoi (www.acoi.it).
2. Nelle prossime settimane sono in programma degli incontri tra il dr. Marini, il consiglio direttivo ACOI ed i referenti della SIC. Come noto, è in corso un tentativo di fusione tra le due società chirurgiche italiane (ACOI e SIC) con più iscritti in Italia. L’ACOI conta oltre 2800 soci in regola con l’iscrizione ed ha proposto alla SIC la creazione di una società unica che garantirebbe maggiore visibilità, forza e credibilità rispetto a due società scientifiche divise e in contrasto tra loro.
3. Il dr. Marini nelle prossime settimane incontrerà nuovamente il Ministro della Sanità Onorevole Roberto Speranza, come già successo nell’ottobre scorso. In tale occasione verrà ribadita, come già nell’incontro precedente, la cronica carenza di personale medico, soffermandosi però soprattutto sulla carenza di personale nei reparti di chirurgia dei nostri ospedali. Per dare maggior valore a questo incontro c’è bisogno di avere dei dati ‘reali’. Chiederei quindi ai primari o ai chirurghi ACOI delle chirurgie del Veneto di riportarmi il numero di chirurghi mancanti per ciascuna unità operativa di chirurgia della nostra regione. Questo consentirà di avere una misura quanto più precisa possibile della carenza di personale medico nelle chirurgie in Italia.
4. Il 23 e 24 aprile 2020 verrà organizzato a Roma un incontro dal tema ‘Frode in Sanità’. Tale evento è stato commissionato dalla Comunità Europea. Le cifre stimate (frode) sono di circa 25 miliardi di euro/anno in Europa, pari a circa 1% del PIL. Il numero dei partecipanti è limitato a 200 per tutta Europa e, come è facile immaginare, molti dei posti sono già assegnati a rappresentanti delle varie nazioni. Certamente verrà fornito un dettagliato report ai coordinatori regionali e ve lo farò avere a mezzo newsletter.
5. Nell’ambito della collaborazione con i colleghi ginecologi dell’AOGOI (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani) e della partecipazione rappresentativa in FESMED (Federazione Sindacale Medici Dirigenti) è stata chiesta la disponibilità per ogni regione di un chirurgo ACOI come vice fiduciario. Questo consentirebbe di avere un ginecologo AOGOI ed un chirurgo ACOI in rappresentanza per ogni regione. Se qualcuno volesse dare la sua disponibilità per il Veneto me lo può comunicare e segnalerò il nominativo in segreteria ACOI.
6. Piano formativo 2020. Come regione Veneto è in programma un evento organizzato dai colleghi senologi di Treviso (dr Burelli, dr Rizzetto) a giugno o settembre 2020. Appena avrò dettagli più precisi sul titolo esatto dell’evento e sulla data ve li comunicherò. Sono anche in via di definizione alcuni incontri tri-regionali con Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige e anche di questi vi fornirò dettagli a breve.

Invito quanti non l’avessero già fatto a rinnovare l’iscrizione per l’anno in corso.
Vi auguro buon lavoro. Un caro saluto. A presto risentirci.

Giuseppe




Regolarizzazione iscrizione ACOI anno 2020
di Di Venere Beatrice Basilicata
Numero 529 del 24/01/2020