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NOTIZIE DEL SITO ACOI

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BANDO DI PARTECIPAZIONE
FOCUS ON - Autore Segreteria 
Numero 4400 del 06/11/2019

CORSO DI PERFEZIONAMENTO IN CHIRURGIA DELLA PARETE
Nell’ambito del Programma formativo stabilito dall’ACOI per l’anno 2020, è istituito un Corso Biennale di Perfezionamento in Chirurgia della Parete, indirizzato ai soci ACOI in regola, che desiderino perfezionare la loro tecnica chirurgica per implementare l’attività laparoscopica dei propri reparti.
Il corso si svolgerà in due fasi: una prima BASIC, rivolta a 6 coppie di discenti, della durata di 12 mesi, effettuata presso la sede Nazionale ACOI di Roma e successivamente presso centri di elevati volumi ed esperienza. Il percorso formativo si concluderà nella struttura di provenienza dei discenti, spostando uno dei docenti
in veste di Tutor, per guidarli nell’esecuzione di un intervento in veste di operatori.
Al termine del primo anno ACOI procederà ad un a verifica delle attività svolte secondo i requisiti sotto indicati, ed effettuerà nella propria sede un test di apprendimento, al termine del quale, unitamente ai giudizi dei docenti, sarà stilata una classifica di merito.
Sarà così possibile selezionare le 2 coppie di discenti che accederanno alla
fase ADVANCED che si svolgerà presso il centro di formazione NSTC a Newcastle (UK) dove, oltre alle attività di formazione pratica sulla tecnica chirurgica della parete addominale verranno effettuati interventi di chirurgia addominale complessa, interventi di Separazione dei Componenti, TAR
Gli aspiranti Discenti dovranno possedere al momento della iscrizione i seguenti requisiti ed ottenere un punteggio minimo di 3:
• Essere socio in regola con la posizione associativa anno 2020 (1 pt)
• Aver svolto almeno 20 casi/anno di chirurgia laparoscopica come primo operatore negli ultimi anni (1 pt)
• 20 casi di attività chirurgica laparoscopica come 1° operatore (1 pt per ogni multipli)
Per ognuno sarà necessario inoltre:
• Nulla osta del Direttore Unità Operativa e della Direzione Sanitaria di appartenenza per frequentare il corso con finalità di implementazione di tale attività nella propria UO
▪ (requisito obbligatorio)
▪ Dichiarazione del Direttore della UO relativa ai volumi di attività della propria struttura con requisito minimo di 25 casi l’anno di ernioplastica inguinale laparoscopica e/o 20 casi anno di chirurgia laparoscopica della
▪ parete addominale (requisito obbligatorio)
• Presentazione di copia del certificato di assicurazione professionale (se in possesso)
La selezione dei Discenti più meritevoli avverrà in base:
- Test di apprendimento (a cura della Faculty) basato sul programma formativo svolto
- Aver svolto ulteriori 10 casi di chirurgia laparoscopica dell’ernia come primo operatore a seguito delle mentorship dedicate
Tutte le domande, corredate dalla documentazione richiesta dovranno pervenire entro e non oltre il 09 Dicembre 2019 alla segreteria ACOI tramite PEC all’indirizzo acoi@legalmail.it.
  

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SURVEY Mapping the implementation of WHO Surgical Site Infection Guidelines
FOCUS ON - Autore Segreteria 
Numero 4397 del 04/11/2019

Carissimi Amici e Soci,
vi sollecito a rispondere alle domande della survey che vi proponiamo, così da permetterci di individuare, tra le raccomandazioni OMS, sulle infezioni del sito chirurgico, quelle che dovranno far parte di un position paper ACOI.
Le infezioni del sito chirurgico sono la forma più comune di infezione correlata all'assistenza nei pazienti chirurgici e rappresentano la prima causa di morbilità, mortalità e prolungamento del ricovero nei reparti chirurgici. Hanno, un impatto fortissimo sull’economia sanitaria e sono sempre più frequentemente sostenute da batteri resistenti agli antibiotici e quindi sempre più difficili da trattare efficacemente.
L’OMS nel novembre 2016 ha pubblicato le linee guida per la prevenzione delle infezioni del sito-chirurgico, redatte con notevole rigore scientifico. ACOI sta portando avanti un percorso di sensibilizzazione a livello Nazionale al fine di facilitarne l'applicazione nella nostra pratica quotidiana.
ACOI aderisce all'iniziativa di Health first Europe (HFE) che vuole misurare con una semplice survey l'aderenza alle linee guida OMS.
Rispondi alle domande della survey sulla base della Tua pratica quotidiana, ci vogliono pochi minuti.
Grazie
Stefano Bartoli
di seguito il link per il questionario
https://www.surveymonkey.com/r/K7YK8DH
  

Sito web   Allegato



COLORECTAL MIS ACADEMY: I RISULTATI
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 4344 del 16/10/2019

Numeri e fatti fondamentali sul carcinoma del colon-retto
I cinque tumori più frequenti sono quello della mammella, (53.500 casi nel 2019), colon-retto (49000), polmone (42.500), prostata (37.000) e vescica (29.700).

- Chirurgia laparoscopica per il trattamento del cancro del colon-retto.

In quasi tutti gli stadi delle neoplasie del colon, l'intervento chirurgico è la sola modalità potenzialmente curativa e costituisce quindi una componente essenziale nella gestione dei pazienti affetti da condizioni colorettali.

Le attuali tecniche chirurgiche esistenti che rispondono agli standard di trattamento minimi, per un corretto approccio chirurgico al cancro del colon sono l’approccio open/laparotomico e l’approccio mini invasivo/laparoscopico. La resezione del cancro colorettale con tecnica open tradizionale è stata sino a pochi anni fa universalmente considerata la tecnica di elezione per la cura del cancro del colon-retto e la possibilità di applicare la chirurgia laparoscopica nel trattamento delle patologie del colon è stata gradualmente introdotta, nel tentativo di ridurre al minimo la morbidità perioperatoria.
L’innumerevole numero di evidenze cliniche di elevato livello hanno fatto sì che le Linee guida dei diversi paesi includessero la laparoscopia come alternativa alla chirurgia open.

L’approccio laparoscopico è la metodica con maggiore rapporto costo-efficacia nell’ambito del trattamento chirurgico delle patologie colon-rettali e rappresenta da anni, nel resto d’Europa, la procedura chirurgica d’elezione consolidata e validata dalle evidenze clinico-scientifiche. Si tratta infatti di un trattamento meno invasivo, in grado di garantire risultati clinici ottimali, vantaggi per il paziente e il contenimento dei costi.

I benefici clinici della chirurgia laparoscopica rispetto alla chirurgia open, per quanto concerne il trattamento delle patologie oncologiche colo-rettali, possono essere così sintetizzati:

1) degenza significativamente più breve, (degenza post-operatoria ridotta del 27% rispetto alla tecnica open);
2) più veloce recupero della funzionalità gastroenterica;
3) migliore recupero post-operatorio della funzionalità respiratoria;
4) riduzione della risposta infiammatoria allo stress post-operatorio;
5) significativa riduzione della necessità di analgesici per il controllo del dolore post-operatorio;
6) riduzione significativa delle perdite ematiche;
7) significativa riduzione della morbosità e significativo vantaggio in termini di un più basso tasso complessivo di complicanze intra e post-operatorie di infezioni e disfunzione sessuale;
8) significativo miglioramento della qualità di vita.


- Penetrazione della chirurgia laparoscopica in Italia:

Ogni anno in Italia si eseguono circa 35000 interventi di chirurgia per tumore del colon-retto e malgrado i vantaggi della metodica laparoscopica siano ormai scientificamente dimostrati e nonostante la chirurgia italiana sia rappresentata da molte eccellenze attive nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecniche mininvasive, detta procedura fatica a diffondersi nel nostro Paese, per motivi di diversa natura: mancanza di linee guida imposte dal nostro SSN, retaggi culturali, informazione inadeguata.
I dati più recenti del Programma Nazionale Esiti (PNE), aggiornati a fine 2017 mostrano che in Italia vi è stato un andamento crescente di interventi di chirurgia colorettale con approccio laparoscopico, ma ancora ben al di sotto di standard accettabili: il tasso di adozione, infatti, ad oggi risulta essere pari solo a circa il 35%.

- Best practice in Europa.

La Gran Bretagna fornisce un valido esempio degli effetti di un programma nazionale di formazione per l’impiego della procedura laparoscopica per il trattamento del colo-retto, conosciuto con il nome Lapco. Questo programma prevede l’istituzione di centri accreditati di comprovata esperienza destinati alla formazione dei chirurghi, previa individuazione e riconoscimento di centri con adeguato volume e di chirurghi esperti, capaci di garantire il tutoring dei discenti. Ad oggi la Gran Bretagna costituisce uno dei Paesi con la più alta percentuale di procedure laparoscopiche per patologia colo-rettale.

- COLORECTAL MIS ACADEMY.
Alla luce dei dati italiani è divenuto prioritario sviluppare e applicare a livello nazionale una metodologia standardizzata di formazione avanzata in chirurgia laparoscopica colo-rettale.

ACOI in collaborazione con Johnson & Johnson Medical S.p.a ha dato vita alla prima Academy di chirurgia del colon mininvasiva (Colon MIS Academy), dedicata al raggiungimento degli standard chirurgici europei.

Il progetto fin da subito nella sua “Mission” ha l’obiettivo di fornire ai professionisti sanitari l’opportunità di migliorare le proprie conoscenze e competenze nella chirurgia laparoscopica del colon, con un programma di formazione completo che ha l’obiettivo di migliorare le pratiche chirurgiche, attraverso il continuo monitoraggio della learning curve e l’adozione della tecnica laparoscopica in sicurezza, con conseguente accesso alle cure e migliore outcome clinico per il paziente, che è il centro del sistema salute.

Sulla stregua del progetto Lapco sono stati selezionati 9 centri trainer da ACOI sulla base dei dati PNE (Programma Nazionale Esiti) e sono stati inclusi nella selezione tutti i centri ad alto volume (volume maggiore di 90 casi/anno di interventi di colon per tumore maligno) e con un tasso di adozione della laparoscopia sul totale interventi maggiore della media nazionale, ovvero 35%.

I 18 centri trainer sono di livello intermedio (hanno eseguito da primo operatore 50 casi di chirurgia laparoscopica di base); sono stati selezionati da ACOI sulla base dei dati PNE e sono centri che attualmente hanno un volume di interventi per tumore maligno del colon maggiore di 50 casi/anno ed un tasso di adozione della laparoscopia inferiore al 35%.


- Risultati

Dopo 1 anno dall’avvio della Colon Mis Academy i risultati preliminari sono veramente positivi e mostrano un dato incoraggiante: un aumento dell’approccio laparoscopico di 8 punti percentuale passando dal 40% di adozione prima dell’Academy ad un tasso di adozione del 48%. Con ospedali che hanno addirittura aumentato la percentuale di adozione laparoscopica di 18 punti percentuale passando dall’8% di adozione al 25% di adozione della tecnica chirurgica.

L’approccio laparoscopico, grazie anche al ridotto rischio di complicanze e alla riduzione delle giornate di degenza, ha permesso un aumento dei volumi negli stessi centri infatti si è passati dai 638 casi eseguiti nel 2017 prima dell’Accademy a ben 938 casi post academy.

Questi dati sono ancora più forti, considerando che su 16 discenti 9 sono provenienti dalle regioni del Sud tra cui 5 centri calabresi, dove l’adozione dell’approccio laparoscopico era pari al 5% ed oggi a fine percorso il dato è totalmente cambiato con un’adozione del 21%.

I risultati sono un vero successo ed in linea con la Vision dell’Academy che mira non solo a standardizzare e migliorare l’adozione della tecnica laparoscopica nel trattamento chirurgico del tumore del colon negli ospedali italiani ad alto volume che rispettano gli standard qualitativi individuati dal Ministero della Salute ma anche a ridurre l’iniquità di accesso alla tecnica laparoscopica, ottimizzando a livello regionale un’offerta terapeutica di alta qualità, nel segno dell’innovazione e della standardizzazione, nel rispetto della sicurezza del paziente, dell’appropriatezza delle cure, dell’efficacia dei trattamenti e dell’efficienza di sistema andando a contrastare i fenomeni di mobilità passiva.
  

 


Scuola Speciale ACOI di Chirurgia Ambulatoriale e Day Surgery: Sviluppo delle competenze Tecniche e Manageriali in Day Surgery
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 4316 del 08/10/2019

Il giorno 16 Ottobre 2019 alle ore 14:30 presso l’Azienda Ospedaliera “S. Maria” di Terni verrà inaugurata la VI edizione della Scuola Speciale ACOI di CHIRURGIA AMBULATORIALE e DAY SURGERY.

La Scuola rivolta a Medici ed Infermieri che operano nelle Unità di Day Surgery o interessati a sviluppare la Chirurgia a ciclo Diurno, è diretta dal Dr. Marsilio Francucci, Direttore della S.C. di Chirurgia Generale Degenza Breve-Unità di Day Surgery dell’Azienda Ospedaliera S.Maria di Terni, coadiuvato dai due Coordinatori scientifici: Dr. Claudio Nazzaro e Dr. Giorgio Giraudo.
Il percorso formativo che prevede lezioni frontali in aula e stage presso uno dei 16 centri nazionali di riferimento è suddiviso in due Corsi distinti:
Il primo “Sviluppo delle competenze Tecniche e Manageriali in Day Surgery” prende avvio il 16 Ottobre 2019, il superamento del corso permetterà di accedere al Corso di Specializzazione Manageriale, programmato per il mese di Marzo 2020.

Obiettivi della Scuola:
• Sviluppare le competenze tecniche e manageriali per migliorare l’appropriatezza clinica ed organizzativa e garantire la sicurezza dei pazienti;
• Approfondire le tecniche chirurgiche ed anestesiologiche relative ai principali interventi effettuabili in Day Surgery e fornire elementi per la scelta dei device;
• Stimolare l'adozione diffusa degli strumenti della clinical governance;
• Migliorare la qualità dell’assistenza, investendo in qualità e sicurezza;
• Migliorare la performance delle strutture attraverso lo sviluppo della “Lean Organizzation”, il project management e l’utilizzo sistematico degli indicatori di qualità;
• Sviluppare il concetto di “valore” in sanità.
Verranno illustrate le soluzioni più adeguale per alcuni interventi chirurgici come l’Ernioplastica inguinale, la plastica della parete addominale e per gli interventi di proctologia, nonché per garantire il benessere dei pazienti, attraverso un’adeguata gestione del dolore post operatorio e lo sviluppo dell’ERAS (Enanced Recovery After Surgery).
Sul piano della crescita manageriale verranno forniti elementi per organizzare i servizi secondo il principio dell’intensità delle cure in funzione della complessità assistenziale per sviluppare un sistema di gestione orientato alla qualità, idoneo alla gestione del rischio clinico.
Si parlerà di crescita professionale, ricerca e sviluppo, clinical audit, linee guida ed evidence based practice ed E.B.M, Health Technology Assesment, Accountability e non tecnical skills, (Leadership, design thinking), argomenti particolarmente importanti per la Day Surgery.
Negli anni la scuola ACOI ha avviato una fattiva collaborazione con altre società scientifiche come il Club delle Unità di Day Surgery (CUDS), la SICADS, l’IPASVI, la SIAARTI e la Società Italiana Medici Manager, i cui rappresentanti interverranno nella tavola rotonda “Day Surgery, Week Surgery e Chirurgia Ambulatoriale: come conciliare modelli organizzativi e setting assistenziali con l’appropriatezza clinica ed organizzativa”, prevista il giorno dell’inaugurazione.
Lo stesso giorno si svolgerà anche un simposio satellite “La chirurgia a ciclo diurno: fattori di forza e criticità”, organizzato dal CUDS e dall’ACOI, al quale sono stati invitati i coordinatori regionali del CUDS e tutti i chirurghi che hanno frequentato la Scuola ACOI nelle precedenti edizioni, che avranno l’opportunità di presentare la propria esperienza.
Inoltre un panel di esperti presenterà le innovazioni ed i benefici che il digitale può apportare al sistema sanitario attraverso alcune esperienze estremamente significative:
• Una nuova piattaforma Internet utile per facilitare l’interazione tra i Professionisti, mappare i centri di Day Surgery ed analizzare l’organizzazione sanitaria nelle diverse regioni;
• Un sito Internet interattivo per agevolare l’informazione e la comunicazione tra chirurgo e cittadino;
• Un’esperienza innovativa di tecnologie 3D applicata all’ernia inguinale.
  

  Allegato




MEDICINA: NEUROBLASTOMA, INDIVIDUATO RECETTORE CHE REGOLA LE CELLULE TUMORALI
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 4109 del 04/09/2019

È una proteina, si chiama β3-adrenergico (β3-AR), ed è un recettore in grado di regolare il grado di differenziamento del neuroblastoma, uno dei tumori solidi più diffusi che colpiscono in età pediatrica.
A definirne il meccanismo molecolare è stato uno studio coordinato da Maura Calvani, biologa del Laboratorio di Ricerca di Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale pediatrico Meyer, in collaborazione con Francesca Cencetti, docente di Biochimica del Dipartimento di Scienze Biomediche Sperimentali e Cliniche dell'Università degli Studi di Firenze e altri membri del gruppo di ricerca coordinato da Paola Bruni, docente di Biochimica dell'Ateneo fiorentino.
Lo studio, che potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche per la cura del neuroblastoma, è stato pubblicato sull'autorevole rivista scientifica internazionale "Oncogene", che appartiene al prestigioso Nature Publishing Group.
Il recettore era già noto in letteratura perché implicato nella retinopatia del prematuro. Nel corso delle ricerche effettuate in passato dalla Terapia Intensiva Neonatale del Meyer e dal Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa fu ipotizzato anche un possibile ruolo del recettore beta 3 nella vascolarizzazione tumorale.
A legare definitivamente il recettore beta 3 adrenergico ai meccanismi molecolari del cancro sono stati i ricercatori del Laboratorio di Ricerca di Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale Pediatrico Meyer diretto da Claudio Favre.
In questo laboratorio è stato inizialmente dimostrato che questo recettore gioca un ruolo nell'adattamento metabolico del tumore e nella induzione della immunotolleranza tumorale. Il neuroblastoma è un tumore estremamente eterogeneo che può regredire spontaneamente in pochi mesi o portare allo sviluppo di masse tumorali e metastatiche altamente aggressive e resistenti alle terapie in uso. Un aspetto fondamentale che caratterizza questa tipologia di tumore è il grado di differenziamento che presentano le cellule tumorali. I tumori più indifferenziati sono infatti molto aggressivi e resistenti, mentre le forme differenziate presentano una prognosi molto più favorevole.
Nonostante per le forme di neuroblastoma a basso rischio esistano delle terapie efficaci, nelle forme ad alto rischio, ovvero quelle meno differenziate, le cure disponibili sfortunatamente sono a volte non risolutive.
Ed è proprio per combattere questa seconda, e più temibile, tipologia di tumori che la scoperta dei ricercatori del Meyer e dell'Università degli Studi di Firenze, promette risvolti importanti. Il recettore β3-adrenergico, infatti, mantiene le cellule tumorali in uno stato indifferenziato attivando la sintesi e l'azione del lipide bioattivo sfingosina 1-fosfato. Gli studi, condotti sia a livello cellulare che in vivo, hanno evidenziato che bloccando l'attività di questo recettore con specifiche molecole, le cellule tumorali vanno incontro ad un maggiore differenziamento con conseguente riduzione della crescita tumorale.
Questi studi potrebbero aprire la strada all'individuazione di nuove strategie terapeutiche per la cura di quei neuroblastomi ad alto rischio che sono attualmente difficili da curare, dando nuove speranze ai bambini affetti da tali patologie. L'obiettivo del team di lavoro è quello di poter arrivare a mettere a punto molecole che inibiscono l'attività di questo recettore per dare una prospettiva di cura ai piccoli pazienti.
  

 


Pubblicazione Abstract Book - Matera 2019
FOCUS ON - Autore Segreteria 
Numero 4108 del 04/09/2019

UNIVERSITA': 75% ASPIRANTI MEDICI SPINTI DA 'PASSIONE'
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 4087 del 02/09/2019

Inizia settembre e, come da tradizione, parte la stagione dei test d'ingresso per l'accesso alla facoltà universitarie (statali) ad accesso programmato a livello nazionale.
Come sempre sarà il test per l'accesso ai corsi di laurea di Medicina e Odontoiatria a inaugurare, domani, la serie delle prove di selezione per l'anno accademico 2019/2020. Sicuramente il test che registra l'interesse maggiore. Lo dicono i numeri ufficiali del Miur. Lo conferma una ricerca del portale Skuola.net, effettuata alla vigilia dell'appuntamento intervistando 1600 aspiranti matricole che si cimenteranno con l'accesso programmato, secondo cui circa la metà (51%) tenterà proprio di frequentare il corso di laurea magistrale in Medicina o in Odontoiatria (il test è comune).
Come detto, sono sempre di più i ragazzi che aspirano al camice bianco più prestigioso: per il 2019/2020 si sono iscritti in 69mila, 2mila in più rispetto a dodici mesi fa.
Probabilmente una delle cause è il parallelo aumento del numero dei posti disponibili: stavolta sono 11.568 per medicina (anche qui circa 2mila in più) e 1.133 per Odontoiatria (erano 1.096).
Un'altra ragione di tale affollamento può risiedere nelle opportunità di carriera: secondo i più recenti dati Almalaurea, a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione è pari al 92,4% con uno stipendio medio netto di circa 2.000 euro. Sono numeri decisamente superiori alla media, ma non sono decisivi per i candidati. Almeno nella scala di valori espressa. Stando a quanto sostengono i diretti interessati, infatti, sottolinea Skuola.net, la molla che spinge quasi tutti a tentare una selezione così competitiva - passerà solo 1 candidato su 6 - è un'altra: per tre quarti di loro (75%) è la passione.
Quasi irrilevanti le prospettive occupazionali (prioritarie per il 12%) e di guadagno (determinanti per l'8%).
Un test, quello per Medicina e Odontoiatria, che per gli studenti che si siederanno nei banchi dei vari atenei si arricchisce di un ulteriore spauracchio (oltre alle basse possibilità di farcela): la nuova struttura del quiz.
Il Miur, infatti, ha deciso di mettere mano alle domande contenute nel questionario: meno quesiti di logica e più domande di cultura generale. Una circostanza che spaventa non poco gli studenti. Per il 64% degli iscritti, infatti, la prova si preannuncia più complicata rispetto al passato; per il 19% non cambierà granché, sarà comunque difficile; solo il 17% accoglie la novità favorevolmente. Nel recente passato, infatti, il ruolo della cultura generale era ''simbolico'', solo 2 quesiti su 60. Il che permetteva di tralasciare o quasi lo studio nozionistico e sterminato di questa disciplina a favore di quelle caratterizzanti come matematica, fisica, chimica, biologia e logica. Materia, quest'ultima - temuta perché di fatto non codificata in un insegnamento scolastico come le altre - che comunque va studiata, non essendo stata eliminata del tutto.
Ma gli aspiranti medici (o odontoiatri) sono tipi determinati, difficilmente si lasciano scoraggiare: l'importante è arrivare all'obiettivo.
Per questo la maggior parte di loro ha iniziato a prepararsi per il grande giorno con largo anticipo: il 30% da almeno due mesi, il 14% da oltre quattro mesi, il 31% già all'inizio del 2019 aveva messo nel mirino i quiz. In che modo si sono preparati? Soprattutto con libri specifici (43%). In alternativa, ci si è affidati alle simulazioni online (16%) o ai corsi di preparazione (12%). In tanti però - circa 1 su 5 - per non lasciare nulla al caso e tentare di aumentare le chance di successo, hanno usato tutti gli strumenti appena elencati.
Un impegno che, per loro, è stato mentale. Ma che per loro famiglie si è tradotto in un notevole sacrificio economico: in oltre 1 caso su 4 si è sfondata quota 500 euro, l'11% ha contenuto la spesa tra i 300 e i 500 euro, il 28% è riuscita a stare nell'arco dei 100-300 euro, il 33% ce l'ha fatta a non andare oltre i 100 euro.
Anche per questo, se non dovessero farcela, i ragazzi venderanno cara la pelle: più di 8 su 10 si dicono pronti a fare ricorso qualora riscontrassero irregolarità nello svolgimento delle prove (il 42% si attiverebbe al minimo sospetto). Pure qui, unendo ai futuri medici (o aspiranti tali) il resto della truppa che parteciperà alle prove d'accesso nazionali, le cifre cambiano e si sgonfiano: in media, il 42% è rimasto entro i 100 euro e solamente il 20% ha oltrepassato i 500 euro.
E se non ci fosse proprio nulla da fare? Nessun problema, si ritenta: il 64%, di fronte all'insuccesso, si iscriverebbe a un corso simile per poi riprovare il test l'anno prossimo. Non è un caso che, escludendo i neodiplomati (che per forza di cose sono al debutto), tra gli altri - quasi un terzo del totale dei candidati - in tantissimi sono al secondo (66%) se non al terzo (17%) anno di tentativi. Anche qui Medicina rappresenta un unicum: la media generale, comprensiva dei partecipanti ai quiz di tutte le facoltà ad accesso programmato, fa fermare al 56% la quota dei tenaci pronti a riprovarci, mentre saranno meno di 7 su 10 quelli al secondo o terzo tentativo.
  

 


Rassegna Stampa
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 4083 del 22/08/2019

Acoi contro Biancareddu: "Si informi".
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 4072 del 31/07/2019

Formazione, il presidente dei chirurghi: «Vado da Zaia»
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 4055 del 29/07/2019

«Se il governatore Luca Zaia ha voglia di ascoltarmi, prendo l’aereo e vengo in Veneto a presentargli il mio progetto per la formazione dei chirurghi». Lo promette il professor Pierluigi Marini, presidente dell’Associazione nazionale chirurghi ospedalieri (Acoi), che ha firmato «Distretto Formativo», piano per riqualificare la formazione della categoria in corsia.
«È un progetto di integrazione tra ospedale e Università, che punta a rendere i nuovi specialisti subito autonomi e a rendere nuovamente attrattiva la professione — spiega Marini —. Il fatto che non lo sia più è collegato alla carenza di medici, in particolare di chirurghi: siamo meno di 7mila e 1500 se ne stanno andando o in pensione, o dal privato o all’estero. Nel 2018 su 17mila neolaureati in Medicina solo 90 hanno scelto la Chirurgia generale».
Il motivo del disamore l’ha rilevato un sondaggio dell’Acoi tra i giovani camici bianchi: totale insoddisfazione del livello della specializzazione, con relativa difficoltà a entrare nel mondo del lavoro; e aumento spropositato del contenzioso medicolegale. L’Italia conta 36mila cause all’anno contro i camici bianchi e molti chirurghi, anche «senior», non vanno più in sala operatoria per paura di eventuali azioni legali.
«Il nostro progetto di formazione post lauream cambia il profilo giuridico degli specializzandi, che devono gradualmente avvicinarsi all’autonomia professionale, e garantisce prestazioni standard chirurgiche in tutta Italia — chiude il presidente Acoi —. Oggi molti pazienti sono costretti al turismo sanitario».
  

 


ACOI NEWS ONLINE
FOCUS ON - Autore Segreteria 
Numero 4033 del 24/07/2019

Il Presidente Pierluigi Marini al Ministro della Salute Giulia Grillo per il nuovo "Patto della Salute.
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 4010 del 08/07/2019

L’intervento del Presidente dell'Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani Pierluigi Marini nel corso della tre giorni di ascolto promossa dal Ministro della Salute Giulia Grillo per il nuovo “Patto della Salute”.

Gentile signor Ministro,
grazie per questa fondamentale opportunità concessa alle Società Scientifiche, sono qui oggi a rappresentare le preoccupazioni crescenti che rischiano di minare il mondo della Chirurgia Italiana.

Lei conosce i nodi della sanità e voglio ringraziarla per l'attenzione che ha posto sul tema specializzandi e sul nostro progetto degli Ospedale-Scuola. Il tema centrale e' la formazione e non c'é dubbio che se alle buone intenzioni non seguiranno i fatti i chirurghi italiani valuteranno l'uscita dalle reti formative nazionali.

La Chirurgia Italiana, e lo diciamo purtroppo da anni, vive un momento difficile, a causa di problemi ben noti: riduzione di posti-letto, carenza di personale, blocco del turn-over, insufficienza di nuove e moderne strutture ospedaliere, fuga dalle specializzazioni chirurgiche. E potremmo continuare con altri elementi che mettono a rischio la sostenibilità del sistema, ma gli annunci e le buone intenzioni non bastano, almeno non più.

Il numero dei chirurghi si sta sempre più velocemente assottigliando, da un lato perché l'Italia detiene il triste record europeo della maggiore età media (su 6500 chirurghi il 55% ha una età compresa tra i 50 ed i 59 anni), e dall’altro perché la specialità risulta sempre meno attrattiva.
Blocco del turn-over, riforma Fornero e il pensionamento anticipato con 62 anni di età e 38 di contributi previsto dalla cosiddetta Quota 100, causeranno una vera e propria emorragia di professionisti difficilmente arrestabile, cui non sarà possibile porre rimedio per la mancanza di adeguata sostituzione. La carenza di vocazioni verso le branche chirurgiche, con contratti di formazione assegnati solo all'ottavo scaglione 2018, evidenziano sempre di più le difficoltà di specialità chirurgiche che al primo scaglione erano state assegnate in percentuali tra il 15% ed il 30% (chirurgia toracica il 15,1%, chirurgia generale il 31%, chirurgia vascolare il 34,4%).
Dobbiamo allora chiederci perché la chirurgia ha smesso di attrarre medici che in passato aspettavano anche due o tre anni per accedere a queste specialità.
Le motivazioni sono molteplici e noi da anni ci battiamo per contrastarle.

Sicuramente, come da Lei sottolineato esiste un problema sulla Formazione.
I percorsi formativi in Italia sono giudicati incongrui da più del 70% degli specializzandi e non più adeguati ai tempi: troppa teoria e poca pratica con l’85% di essi che al termine del percorso formativo non si sente in grado di affrontare un intervento senza Tutor.
Se a questo si aggiunge la successiva difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro la scelta dell’estero diventa l’unica alternativa valida per formarsi ed esercitare la loro professione con una retribuzione addirittura migliore.

Il danno per il nostro Paese, economico (ogni laureato costa tra i 150 ed i 200.000 € mentre uno specialista in chirurgia 350000 €) e professionale per tutti i cittadini è già da tempo eccessivo, ma nell’attesa che qualcosa cambi Svizzera, Francia e Germania ringraziano i colleghi che vi si sono trasferiti, senza più desiderio di tornare indietro.
La crescita esponenziale del contenzioso medico legale con 35600 nuove azioni legali che “partono” ogni anno, mentre altre 300.000 giacciono nei tribunali, rappresentano un macigno sospeso sulla testa di ogni chirurgo che non consente più quella serenità d’animo indispensabile per affrontare un intervento chirurgico.
Serenità minata anche da campagne pubblicitarie indegne che speculano sulla credulità popolare per permettere ad alcune categorie di arricchirsi indebitamente a scapito del Servizio Sanitario stesso. Poco importa poi se il 95% delle cause penali ed il 70% dei procedimenti civili si conclude con un proscioglimento, oramai l’aggressività del virus del contenzioso medico legale ha contagiato la sanità generando quasi 12 miliardi l’anno di esami prescritti per la medicina difensiva.

Abbiamo tanto sperato con l’approvazione della Legge Gelli, cui avevamo anche fornito alcuni spunti nella stesura, di poterlo ridurre, ma il precedente Parlamento non ha concluso l’iter dei decreti attuativi, fermandosi, guardacaso, a quelli riguardanti le assicurazioni, che ancora oggi giacciono inevasi.
E’ auspicabile quindi un intervento deciso per cercare di ripristinare il corretto rapporto chirurgo cittadino e restituire serenità ad entrambi, non riuscendo a comprendere perché se l’Italia ha uno dei migliori Sistemi Sanitari al mondo il 75% degli Italiani ha paura di incorrere in un errore sanitario.

Per invertire questo trend è necessario ripartire dai giovani e dalla formazione, adeguando il percorso formativo alle nuove esigenze, dando la possibilità agli specializzandi, specie nell’ultimo biennio, di completare il proprio iter negli ospedali-scuola.
Il Servizio Sanitario Nazionale ha a disposizione un patrimonio di professionalità, di passione, di energie che andrebbero indirizzate e incanalate ed invece assiste inerme ad una continua fuga di cervelli. Si deve cambiare.
La proposta da me effettuata degli Ospedali Scuola nel nostro ultimo Congresso nazionale di Matera, con distretti formativi dedicati ed integrati, con grandi volumi dedicati alla didattica, come avviene nel resto d’Europa, ha riscosso un grande successo, così come pure la proposta di variazione dello stato giuridico degli specializzandi agli ultimi anni per garantire una maggiore autonomia nel percorso formativo ed agevolare il loro ingresso in sala operatoria. Sicuramente, una volta raggiunto un accordo con il mondo universitario, sarà mia cura presentarla nei dettagli al Signor Ministro ed alle Istituzioni preposte.

Solo un anno fa l’allora Capogruppo M5S alla Camera On. Giulia Grillo, in una intervista rilasciata alla nostra Rivista ACOI News sosteneva :
“Di fatto la sanità è oggi divisa in due categorie: una di serie A, nella quale vengono garantiti servizi di qualità a chi può permetterseli o a chi ha la fortuna di vivere nelle regioni più ricche, e una di serie B per tutti gli altri, fra i quali i 12 milioni di italiani che rinunciano alle cure.”
Avere chirurghi sereni ed adeguatamente formati per fornire una sanità il più possibile omogenea a tutti i cittadini è uno degli obiettivi che mi sono prefisso all’atto della mia nomina a Presidente ACOI, per abbattere l’esistente diversificazione assistenziale regionale che alimenta un turismo sanitario di massa non più accettabile ai nostri giorni.
Con il progresso della tecnologia, la professione del chirurgo è molto cambiata, per questo, seguendo l’esempio del piano governativo effettuato in United Kingdom, ACOI ha iniziato a formare alla tecnica laparoscopica, chirurghi di strutture decentrate con alti volumi di neoplasie del colon, ma basse percentuali di chirurgia laparoscopica, tecnica oramai riconosciuta come gold standard per questa patologia nel mondo, ma in Italia ancora ferma ad una media inferiore al 30%.
Dopo soli sei mesi di attività, negli ospedali dei 18 discenti, sono particolarmente fiero di affermare che sono stati registrati incrementi di flusso in alcuni casi del 42% ed un aumento della tecnica laparoscopica in media del 3%.
Indispensabile per poter portare avanti questo progetto ed innalzare il livello delle risposte sanitarie per il cittadino è il supporto tecnologico che deve riguardare le sale operatorie ed i reparti di ogni ospedale ma occorre una attenta valutazione congiunta su come rendere questo processo sostenibile.
Auspichiamo quindi che tale iniziativa incontri il Suo consenso per un prossimo supporto, per una formazione sempre più omogenea dei professionisti in servizio affinchè la regione di residenza non rappresenti più una discriminante al trattamento sanitario con pazienti di serie A e di serie minori.
La chirurgia italiana è stata sempre riferimento nel mondo, ma per continuare a svolgere il ruolo che le compete in Italia e all’estero necessita di sostenibilità ed è per questo che chiediamo a Lei signor Ministro ed al Governo che rappresenta di esserci vicino e di supportarci nelle nostre iniziative.
ACOI, come Società Scientifica ha il dovere di dare il suo contributo alla diffusione della cultura scientifica e, come sempre, lo farà, ma in assenza di provvedimenti l’Italia rischierà di rimanere senza chirurghi e saremo costretti ad ‘importarli’ dall’estero, sempre ammesso che qualcuno decida di venire.
  

 



Estate: chirurghi, "rebus ferie negli ospedali, rischio tagli a interventi".
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3985 del 25/06/2019

L'arrivo dell'estate, e delle ferie dei medici, rischia di incidere su un Ssn segnato da una drammatica carenza di operatori.
"In questi giorni si stanno programmando le attività estive e i miei colleghi primari, non solo di chirurgia, sono alle prese con il rebus delle ferie. Un'operazione resa ancor più complessa dal fatto che gli organici già sono carenti. Se da un lato si cercherà di ridurre i giorni di riposo concessi ai medici, senza naturalmente intaccare il minimo previsto per legge, in parte a risentirne saranno anche gli interventi e le attività ospedaliere".
Ad affermarlo all'Adnkronos Salute Pierluigi Marini, presidente dell'Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi).
Non è ancora possibile, secondo Marini, avere una stima precisa dell'effetto ferie sulle attività degli ospedali italiani, primi fra tutti gli interventi chirurgici che rischiano di essere tagliati, come sta già succedendo in alcuni ospedali.
Si prospetta dunque una situazione difficile, "che denunciamo da almeno 5 anni, ma che peggiorerà nei prossimi anni. Secondo alcune stime - ricorda il chirurgo - nel 2025 la sanità pubblica affronterà un'ulteriore riduzione di organico: il 53% degli specialisti in servizio (non solo di chirurgia) andrà via, per motivi pensionistici o perché sceglierà il privato. Considerato che adesso in servizio abbiamo poco meno di 7 mila chirurghi, se la metà andrà via saremo davvero costretti a chiudere le sale operatorie".
E se in alcune regioni si tenta di tamponare le carenze richiamando medici pensionati, medici militari o colleghi da altre regioni, in attesa di inserire in organico gli specializzandi degli ultimi anni, per Marini "le molte ricette che ho sentito non sono soddisfacenti, almeno per la chirurgia. Sostituire un chirurgo con uno specializzando che non ha completato il percorso formativo apre a tutta una serie di problemi, anche di sicurezza". Il presidente dell'Acoi non ha dubbi: "L'Italia si sta preparando a importare specialisti dall'estero. La ricetta non può essere quella di mettere degli specializzandi a sostituire chi se ne va. Già da tempo bisognava investire in formazione, ora soprattutto è il momento di creare le condizioni per cui i giovani medici non vadano all'estero", conclude.
  

 




Rassegna Stampa
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3922 del 24/06/2019

AcoiOnline Speciale Matera
ALTRO - Autore Segreteria 
Numero 3895 del 03/06/2019










ALLERTA AIFA SU ALCUNI ANTIBIOTICI: RISCHIO REAZIONI
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3629 del 14/04/2019

Allerta dell'Agenzia Italiana del farmaco (Aifa) su alcuni antibiotici di uso comune per il rischio di gravi effetti collaterali "invalidanti, di lunga durata e potenzialmente permanenti". Si tratta di medicinali che contengono fluorochinoloni e chinoloni, che verranno ritirati dal commercio. L'Agenzia ha diffuso una nota con delle indicazioni rivolte ai medici. "Sono state segnalate con gli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici - si legge nell'allerta pubblicata sul sito dell'Aifa - reazioni avverse invalidanti, di lunga durata e potenzialmente permanenti, principalmente a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso. Di conseguenza, sono stati rivalutati i benefici ed i rischi di tutti gli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici e le loro indicazioni nei paesi dell'UE. I medicinali contenenti cinoxacina, flumechina, acido nalidixico e acido pipemidico verranno ritirati dal commercio".
Ai medici viene indicato di non prescrivere tali medicinali in casi quali il trattamento di infezioni non gravi o per infezioni non batteriche. Prudenza nella prescrizione è raccomandata per i pazienti anziani o con compromissione renale o sottoposti a trapianto d'organo. Il medico deve inoltre informare il paziente di "interrompere il trattamento ai primi segni di reazione avversa grave quale tendinite e rottura del tendine, dolore muscolare, neuropatia" e di consultare il proprio medico per ulteriori consigli. L'EMA (Agenzia europea del farmaco), si legge ancora nell'allerta dell'Aifa, "ha riesaminato nei mesi scorsi gli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici per uso sistemico ed inalatorio per valutare il rischio di reazioni avverse gravi e persistenti (che durano mesi o anni), invalidanti e potenzialmente permanenti, principalmente a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso. Le reazioni avverse gravi a carico del sistema muscoloscheletrico includono tendinite, rottura del tendine, mialgia, debolezza muscolare, artralgia, gonfiore articolare e disturbi della deambulazione. Gli effetti gravi a carico del sistema nervoso periferico e centrale includono neuropatia periferica, insonnia, depressione, affaticamento e disturbi della memoria, oltre che compromissione della vista, dell'udito, dell'olfatto e del gusto. Sono stati segnalati soltanto pochi casi di queste reazioni avverse invalidanti e potenzialmente permanenti, ma è verosimile una sotto-segnalazione. A causa della gravità di tali reazioni in soggetti fino ad allora sani, la decisione di prescrivere chinoloni e fluorochinoloni dev'essere presa dopo un'attenta valutazione dei benefici e dei rischi in ogni singolo caso".
  

 


GELLI: SU RESPONSABILITÀ MEDICA SCATTO CULTURALE, PERÒ ANCORA DIFFERENZE REGIONALI
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3611 del 12/04/2019

Le disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie compiono due anni, un periodo in cui "i risultati ottenuti rappresentano il Paese Italia, con la legge applicata nella sua globalità in alcune regioni italiane, mentre in altre no".
Lo spiega alla DIRE Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute ed ex responsabile sanità PD nella scorsa legislatura, che ha aperto i lavori di un convegno alla Camera sui due anni dall'applicazione della legge 24/2017 sulla sicurezza delle cure e le responsabilità degli operatori.
"La parte riguardante i profili giuridici- ricorda il promotore della legge 24/2017- ha visto pronunciamenti importanti della Corte Suprema, alcuni positivi e altri negativi". Ma il vero risultato ottenuto e' un altro, specifica Gelli, "e riguarda il percorso culturale compiuto. Finalmente in Italia si parla di sicurezza delle cure e della prevenzione del rischio in sanità". Un miraggio, fino a poco tempo fa. "Ora invece la legge da' un contributo importante per essere vicino ai cittadini e ottenere in tempi più rapidi e certi un risarcimento per eventuale danno. Ma soprattutto- conclude Gelli - interviene con un'azione importante preventiva per evitare che un potenziale errore si trasformi in danno a carico del paziente".
  

 


FEDERFARMA, NEL 2018 CALO DEL 4,1% PER SPESA SSN
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3587 del 04/04/2019

Cala anche nel 2018 la spesa farmaceutica netta del Servizio sanitario nazionale (Ssn), scesa del 4,1% rispetto al 2017, in parte per la diminuzione del numero di ricette Ssn (-0,7%), in parte per la riduzione del loro valore medio (-3,4% al netto) nonchè del prezzo medio dei farmaci prescritti in regime di convenzione (-2,75). E' quanto emerge dai dati sulla spesa farmaceutica nel 2018 pubblicati da Federfarma. Al calo di spesa e di consumi nell'ambito della spesa convenzionata corrisponde, anche nel 2018, un rilevante incremento della spesa (+13,7%) e del numero di confezioni (+13,2%) di farmaci erogati in distribuzione per conto o dpc (ciop acquistati direttamente dalle asl e distribuiti attraverso le farmacie presenti sul territorio). Nel 2018 le ricette sono state oltre 576 milioni, in media 9,51 per ciascun cittadino, e più di 1.106 milioni (-0,7%) le confezioni di medicinali erogate a carico del Ssn. Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 18,3 confezioni di medicinali a carico del Ssn, di prezzo medio pari a 9,14 euro (-2,7% rispetto al 2017). Le farmacie, rileva Federfarma, "continuano a dare un rilevante contributo al contenimento della spesa, oltre che con la diffusione degli equivalenti, con lo sconto per fasce di prezzo, che ha prodotto nel 2018 un risparmio di circa 322 milioni di euro, cui vanno sommati circa 65 milioni di euro derivanti dalla quota dello 0,64% di cosiddetto pay-back, posto a carico delle farmacie". Se si aggiunge la trattenuta dell'1,82% sulla spesa farmaceutica, il contributo diretto delle farmacie al contenimento della spesa, nel 2018, è stato di circa 569 milioni di euro. Nel 2018 è aumentata invece la quota di partecipazione a carico dei cittadini, che hanno pagato oltre 1,5 miliardi di euro di ticket sui farmaci, di cui quasi il 70% dovuto alla differenza di prezzo rispetto al farmaco equivalente meno costoso. Da segnalare l'aumento dell'incidenza dei farmaci generici, pari a quasi il 30% del totale. Il calo della spesa riguarda tutte le Regioni, tranne la Valle d'Aosta (+1,3%), ed è stato più forte nelle Marche, in Puglia, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo. Come tipo di farmaco, i dati di Federfarma mostrano che anche nel 2018 la categoria a maggior spesa è stata quella per il sistema cardiovascolare, pur con un sensibile calo di spesa (-8,9%), a fronte di un limitato aumento dei consumi (+0,6%). Tra le 10 categorie di farmaci più prescritte anche nel 2018, al primo posto, ci sono gli inibitori per la pompa acida (per gastrite, ulcera, reflusso gastrico) pur se in calo del -9,9%, mentre sono cresciute le prescrizioni di betabloccanti (+5,5%) e vitamina D.  

 



MINISTRO GRILLO: CONTRATTO DI FORMAZIONE-LAVORO PER MEDICI SPECIALISTI
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3573 del 02/04/2019

"Riguardo alla formazione dei medici specialisti, pur essendo la competenza prioritariamente dei colleghi del MIUR, credo che sia finalmente ora di aggiornare il Contratto di formazione specialistica, elevandolo a vero e proprio contratto di formazione-lavoro. Penso che sia utile ragionare su un unico canale formativo, garante di omogeneità ma anche dinamismo e flessibilità per tutti i nostri giovani professionisti, guidati e supervisionati nel percorso dall'Università, inseriti in reti formative ampliate con un più ampio e maggiore coinvolgimento delle strutture SSN". Lo scrive su Facebook il ministro della Salute Giulia Grillo. "Il medico in formazione, pur non potendosi considerare sostitutivo del personale strutturato, è pur sempre un professionista e non un semplice studente. Ritengo opportuno - prosegue - che via via che le competenze, necessariamente da certificare, siano apprese, queste possano consentire a questi professionisti di contribuire in un contesto regolato, legale e trasparente, all'erogazione delle prestazioni nel nostro servizio sanitario. In tanti Paesi europei è già così: per quale motivo i giovani medici italiani dovrebbero essere considerati eterni studenti? sono forse da meno? Tanti giovani su cui abbiamo investito sono oggi costretti a fuggire in quei Paesi per via dell' "imbuto formativo" e proprio lì iniziano a lavorare e formarsi, giustamente valorizzati e retribuiti, come i loro colleghi stranieri".
"Non prendiamoci in giro, sappiamo tutti che negli ospedali universitari gli specializzandi già giocano un ruolo cruciale nel sostegno del sistema e nel suo funzionamento, ma perché non estendere questo effetto positivo anche alle altre strutture e con le tutele necessarie? Già oggi - ricorda il ministro - le Regioni finanziano una quota di borse e giustamente auspicano un ritorno dell'investimento erogato, molte chiedono anche di poter assumere medici non specialisti da formare. "Per azzerare l'imbuto formativo e affrontare efficacemente l'ereditata carenza di medici specialisti, tutti gli attori devono far squadra: Stato e Regioni possono concorrere a ripensare in un nuovo contratto il ruolo del medico specializzando, garantendo sia la formazione che un importante potenziamento di cui oggi i nostri servizi sanitari hanno bisogno", conclude Grillo
  

 


CARENZA INFERMIERI IN ABRUZZO, OLTRE 500 IN PENSIONE CON QUOTA 100
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3567 del 29/03/2019

Oltre 500 infermieri in Abruzzo sono pronti ad andare in pensione anticipata approfittando di Quota 100, "con l'effetto di rendere ancora più pesante la già grave carenza di personale sanitario nelle Asl, arrivando a un 'buco' stimato in 2.482 professionisti e pregiudicando ulteriormente la sicurezza delle cure per i cittadini".
A lanciare l'allarme è il presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) della provincia di Chieti, Giancarlo Cicolini, in base ai dati elaborati dal Centro studi della Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi). Secondo i numeri, infatti, in Abruzzo il fabbisogno rischia di salire a 155,93 professionisti sanitari mancanti ogni 100 mila abitanti, rispetto a una media nazionale di 126. Secondo tali stime, sono 1.996 in Abruzzo gli infermieri che, al 31 dicembre 2018, hanno maturato i requisiti previsti da Quota 100: di questi, la Fnopi valuta che 599 potrebbero effettivamente usufruirne, ovvero il 59,11% del personale sanitario (compresi medici e altre figure) considerati in uscita nei prossimi mesi. A questi si aggiungono 481 pensionamenti ordinari, per raggiunti limiti di età a fine dicembre 2018, che si vanno a sommare alla strutturale carenza di 1.452 infermieri rispetto alle reali esigenze dei cittadini. Di questi ultimi, ne mancano 719 necessari sul territorio per l'assistenza alle persone fragili (non solo anziani, ma anche malati cronici, non autosufficienti e altri pazienti che necessitano di una gestione sanitaria costante) e altri 733 infermieri secondo i parametri per le dotazioni organiche fissati dall'Unione europea e "che l'Italia e soprattutto l'Abruzzo non rispettano", si legge nella nota dell'Opi. "Vorremmo che fosse chiaro - afferma Cicolini - che non si tratta di un problema solo degli infermieri, ma riguarda tutti i cittadini. Sono a rischio gravissimo le cure, la sicurezza delle prestazioni erogate ai pazienti perché i reparti rischiano di rimanere senza personale, di non poter garantire i turni. Siamo di fronte a un problema enorme e immediato. Chiediamo alle aziende sanitarie locali, per quanto ci riguarda quella di Lanciano Vasto Chieti, di accelerare le procedure concorsuali e tutti gli strumenti a disposizione per l'assunzione di nuovo personale. Chiediamo un confronto immediato all'assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, per illustrare la gravità della situazione e cercare insieme le soluzioni più rapide ed efficaci".
  

 


LINARES: 2.107 REATI CONTRO PERSONALE IN 2018, BENE AGGRAVANTE MA GIUDICE DI PACE NON TUTELA
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3566 del 28/03/2019

"Nel 2018 reati nei confronti del personale sanitario sono stati 2.107 e la casistica del reato maggiormente commesso e' quello della lesione personale, della violenza privata ed altro in misura minore". Lo ha detto Giuseppe Linares, direttore del Servizio centrale anticrimine della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, in audizione in commissione Sanita' del Senato sul ddl Sicurezza esercenti professioni sanitarie.
“La circostanza aggravante, seppure appare in modo virtuoso per tutelare le categorie, non considera che molto spesso gli episodi di lesione non sono nella forma grave superiore ai 20 giorni, per cui la composizione del tribunale competente e' quella del giudice monocratico, ma siamo di fronte a lesioni semplici e la competenza e' del giudice penale di pace, un rito che non prevede per esempio gli arresti ma lapermanenza in casa, che non e' equiparata alla misura cautelare detentiva degli arresti domiciliari". Lo ha detto Giuseppe Linares, direttore del Servizio centrale anticrimine della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, in audizione in commissione Sanita' del Senato sul ddl Sicurezza esercenti professioni sanitarie. "Seppure l'aggravante puo' essere una misura generale preventiva efficace - ha aggiunto - dobbiamo pensare che buona parte di queste lesioni e' prevista nell'ambito della competenza di un giudice che ha molti meno poteri rispetto a quelli previsti per le lesioni gravissime. C'e' uno spetto di reati che sno commessi nei confronti di queste categorie sanitarie che non sarebbe tutelate ampiamente". "Il rito del giudice di pace ha una soglia di sanzionabilita' estremamente basse per tutta una serie di reati, e' estremamente ingolfante sotto il profilo dell'impegno delle forze di polizia e - ha concluso Linares - non ha una funzione general preventiva e quindi deflattiva dell'incidenza dei reati nei confronti di queste categorie".
  

 


AGENAS, dichiarazione pubblica interessi da 30mila medici
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3563 del 27/03/2019

Sono arrivati a quasi 30 mila i professionisti sanitari che dal 2016 a oggi hanno compilato la 'Dichiarazione pubblica di interessi', uno strumento che consente di individuare la presenza di comportamenti a rischio da tenere sotto osservazione, quali ad esempio i legami con aziende farmaceutiche o produttrici di dispositivi medici, che escono dall'ordinarieta'.
Lo ha reso noto Francesco Bevere, direttore generale di Agenas, intervenendo al Senato, al convegno 'Sanita' e malaffare: la corruzione si puo' combattere'.
"Avere cognizione dell'esistenza di possibili situazioni di conflitto di interesse all'interno della propria azienda sanitaria e' tra le principali misure di una strategia di prevenzione dell'anticorruzione", ha precisato Bevere. "In questa ottica - ha poi spiegato - Agenas dal 2016 ha messo a disposizione dei Responsabili della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) la modulistica sulla 'Dichiarazione pubblica di interessi', uno strumento che consente di individuare la presenza di comportamenti a rischio da tenere sotto osservazione, quali ad esempio i legami con aziende farmaceutiche o produttrici di dispositivi medici, che escono dall'ordinarieta'.
La consapevolezza dell'importanza di questo strumento diagnostico e' avvalorata dal numero crescente di professionisti sanitari che, dal 2016, a decine di migliaia hanno scelto volontariamente di compilare la modulistica, arrivando a quasi 30 mila.
Nello stesso periodo - ha sottolineato Bevere - le aziende sanitarie che si sono registrate sono passate dall'1,8% del 2016 al 36,5% del 2018. E non e' certo un caso che i fenomeni corruttivi e di mala gestio piu' eclatanti, avvenuti nell'ultimo biennio, si siano verificati in strutture che all'epoca dei fatti non avevano aderito a questa misura di trasparenza".
  

 



SANITÀ: IL REPORT, diminuiscono i ricoveri e migliora l'appropriatezza
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3560 del 25/03/2019

"Una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell'appropriatezza organizzativa e dell'efficienza nell'uso delle risorse ospedaliere". E' quanto risulta dal 'Rapporto sull'attività di ricovero ospedaliero' del ministero della Salute, pubblicato oggi sul sito, che analizza il flusso informativo delle schede di dimissioni ospedaliere (Sdo) 2017. La mobilità interregionale, ovvero la scelta del paziente di curarsi in una Regione diversa da quella in cui risiede, "si mantiene sostanzialmente costante", si legge nel documento. Nel 2016 gli accessi (giornate) di ricovero nelle strutture del Ssn sono state 60 milioni, nel 2017 sono scesi a 58 mln, con una variazione del 2%. "Dai dati delle Sdo si osserva una generale diminuzione del volume di attività erogata: il numero complessivo di dimissioni per acuti, riabilitazione e lungodegenza si riduce di circa il 2%; anche il corrispondente volume complessivo di giornate mostra una analoga riduzione di circa il 2%", evidenzia il report. Quanto al trend della remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero a carico del Ssn, "si osserva una diminuzione della remunerazione totale di circa l'1,3% fra il 2016 ed il 2017". Attestandosi per il 2017 a un totale di 28,2 miliardi di euro. Il trend del tasso di ospedalizzazione, standardizzato per età e sesso, mostra un andamento decrescente, che interessa sostanzialmente l'attività per acuti, sia in regime ordinario che diurno, che passano, rispettivamente, da 115,8 e 48,8 per mille abitanti nel 2010 a 94 e 29 nel 2017. Il tasso di ospedalizzazione complessivo si riduce da 171,9 per mille abitanti nel 2010 a 129,4 nel 2017. Il rapporto evidenzia come nel 2017 "sia diminuito del 6,3% il rischio di inappropriatezza" dei ricoveri, passando da 2.314.129 unità a 2.167.274. Dunque, "per i 108 Drg Lea a rischio inappropriatezza si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell'appropriatezza organizzativa e dell'efficienza nell'uso delle risorse ospedaliere". Per quanto riguarda le cure fuori regione si osserva che dal 2010 al 2017, la mobilità per acuti in regime ordinario passa da 7,4% a 8,3%, mentre in regime diurno passa da 7,4% a 9,3%, la mobilità per riabilitazione in regime ordinario passa da 14,7% a 16,4%, quella in regime diurno è pari al 9,2% nel 2010, tocca un massimo di 11,8% nel 2012 e si attesta al 9,8% nel 2017. Infine, la mobilità per lungodegenza è pari al 4,7% nel 2010 e, con piccole oscillazioni, si attesta al 5,2% nel 2017. Nel confronto fra Regioni, Puglia, Basilicata, Calabria si posizionano "nell'area in cui la minore degenza media non è dovuta ad alta efficienza organizzativa ma ad una casistica meno complessa". Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo coniugano invece "alta efficienza" con una "casistica ad alta complessità e una degenza più breve dello standard"; mentre in Piemonte, Lombardia, Friuli V.G., Liguria, Marche, Molise la "degenza è ragionevolmente imputabile alla maggiore complessità e non ad inefficienza organizzativa". Infine, in Valle d'Aosta, Bolzano, Trento, Veneto, Lazio, Campania, Sicilia, Sardegna "la durata della degenza è più alta nonostante la complessità della casistica sia più bassa rispetto allo standard, ed è probabilmente riconducibile ad inefficienza organizzativa".  

 



"Contratti, corsia veloce per i giovani medici" - Intervista al Ministro Giulia Grillo
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3528 del 15/03/2019

Al via tavolo tecnico per riforma regole scuole di specializzazione
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3512 del 14/03/2019

“Alla luce delle recenti criticità espresse in più sedi sui percorsi formativi specialistici post laurea con significative ripercussioni sui livelli assistenziali del Sistema sanitario nazionale ACOI (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) e il Collegio dei Professori Ordinari di Chirurgia hanno costituito un tavolo tecnico teso a elaborare proposte per nuove normative concernenti l’accesso alle Scuole di Specializzazione ed alla regolamentazione delle stesse”.
Lo scrivono in un comunicato congiunto il presidente di ACOI, professor Pierluigi Marini e il professor Rocco Bellantone, presidente del Collegio Professori Ordinari di Chirurgia.
“Sarà presentata una proposta concordata sui seguenti temi: la revisione delle modalità del concorso nazionale di ammissione con l’obiettivo di ridurre il numero delle scelte consentite che dovrebbero essere limitate ad una delle tre macro aree (medica, chirurgica e area dei servizi). Nell'ultimo anno del corso di laurea – prosegue la nota dei coordinatori Marini e Bellantone - dovrà essere, pertanto, prevista una frequenza obbligatoria presso Unità Operative Specialistiche del distretto formativo al termine della quale verrà espressa una valutazione attitudinale che nei termini che verranno formulati farà parte della valutazione finale dell’esame di ammissione alla Scuola di Specializzazione”. “Inoltre, si riafferma che il medico in formazione specialistica non potrà in nessun modo sostituire personale strutturato, come peraltro previsto dalle normative vigenti, si procederà ad una proposta di revisione delle norme che regolano lo stato giuridico dello specializzando in particolare per quanto concerne la definizione e la gradazione dei livelli di autonomia. La Commissione – concludono i due coordinatori - procederà inoltre alla formulazione di una proposta di revisione della regolamentazione dei percorsi formativi post laurea”.
  

 



BANDO DI PARTECIPAZIONE CORSO DI PERFEZIONAMENTO IN CHIRURGIA LAPAROSCOPICA COLORETTALE
FOCUS ON - Autore Segreteria 
Numero 3500 del 09/03/2019

Nell’ambito del programma formativo stabilito dall’ACOI per l’anno 2019, e’ istituito un Corso di Perfezionamento in Chirurgia Laparoscopica COLORETTALE, indirizzato ai soci ACOI che desiderino perfezionare la loro tecnica chirurgica per implementare l’attività laparoscopica dei propri reparti.
Il corso è riservato a 8 coppie di chirurghi e ad 8 anestesisti tutti provenienti dalla stessa equipe ospedaliera.
Il corso è strutturato in cinque fasi:
nella prima è prevista una formazione teorica che si svolgerà in due giorni presso la sede Nazionale ACOI di Roma con lezioni in Virtual classroom e Lezioni “face to face”
nella seconda fase sono previste attività formative teorico-pratiche di due giorni in sala operatoria nei centri di tutoraggio selezionati
la terza fase prevede una giornata presso una sede di Simulazione Clinica finalizzata allo sviluppo di soft skills individuali e di team per l’ottimizzazione dei risultati
nella quarta fase il tutor si recherà una giornata negli ospedali dei discenti per verificare la corretta applicazione di quanto appreso.
La quinta fase conclusiva prevede una giornata formativa di confronto tra docenti e discenti da svolgere in una struttura predefinita
Gli aspiranti Discenti dovranno possedere al momento della iscrizione i seguenti requisiti:
Essere soci in regola con la posizione associativa (requisito obbligatorio)
Svolgere interventi di chirurgia laparoscopica di base
Lavorare in una struttura che effettua almeno 50 casi/anno di chirurgia colorettale
Aver svolto come primo o secondo operatore almeno 25 casi di chirurgica colorettale laparoscopica negli ultimi anni
Per ognuno sarà necessario produrre:

Nulla osta del Direttore Unità Operativa e della Direzione Sanitaria di appartenenza per frequentare il corso con finalità di implementazione di tale attività nella propria UO (requisito obbligatorio)
Dichiarazione del Direttore della UO relativa ai volumi di attività della propria struttura che dovranno superare i 50 casi/ anno di chirurgia colorettale
Dichiarazione del Direttore della UO relativa all’attività del discente con requisito minimo di 25 casi l’anno di chirurgia colorettale laparoscopica (requisito obbligatorio)
Presentazione di copia del certificato di assicurazione professionale (se in possesso)
Per coloro che volessero proporre ad ACOI la propria candidatura come Docenti si richiede:
Essere socio in regola con la posizione associativa (requisito obbligatorio)
Disponibilità ad accogliere nella propria struttura i discenti
Attività scientifica nel settore, pubblicata su rivista indicizzata
Casistica personale di almeno 50 casi l’anno di Chirurgia Colorettale Laparoscopica ed applicazione protocolli ERP
Per diventare Centri di Tirocinio invece sono richiesti i seguenti requisiti:
Responsabile centro Socio ACOI (requisito obbligatorio)
Volumi della struttura non inferiori a 50 interventi annui di chirurgia colorettale laparoscopica
Nulla osta della Direziona Aziendale all’accoglienza dei discenti (requisito obbligatorio)
Tutte le domande, corredate dalla documentazione richiesta dovranno pervenire entro e non oltre il 23 Marzo 2019 alla segreteria ACOI tramite PEC all’indirizzo acoi@legalmail.it o con Raccomandata AR all’indirizzo Segreteria ACOI Viale Pasteur 65 00144 Roma

Il Presidente
Dott. Pierluigi Marini
  

  Allegato



Con quota 100 addio chirurghi
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3495 del 03/03/2019



Chirurgia d’Urgenza e del Trauma
FOCUS ON - Autore Segreteria 
Numero 3434 del 15/02/2019

Caro Socio
nel prossimo Congresso Nazionale ACOI di Matera (9/12 giugno 2019) sarà dedicata una sessione alla Chirurgia d’Urgenza e del Trauma ed in questa occasione verrà presentato il Capitolo della Società dedicato a questa tematica.
Il gruppo fondatore ha ritenuto che le presentazioni cliniche della sessione venissero riservate ad esperienze sul campo relative ai traumi della milza e alla diverticolite acuta.
Per tale motivo vi invitiamo a inviare una breve sintesi della vostra esperienza clinica, non superiore a due cartelle, in cui siano inclusi: percorso clinico, risultati e conclusioni.
La valutazione sarà riservata ai contributi che includano una casistica del proprio Ospedale o in alternativa multicentrica come espressione di un’area vasta di centralizzazione.
I moderatori indicati dal gruppo fondatore sono per:
• I traumi della milza: Osvaldo Chiara - Gregorio Tugnoli
• La diverticolite acuta: Massimo Chiarugi - Federico Coccolini
I moderatori avranno il compito di selezionare tre esperienze per ciascun argomento e saranno di riferimento per la preparazione della discussione in aula.
I moderatori hanno individuato per ciascun argomento alcuni temi su cui focalizzare la presentazione delle esperienze sul campo:
• I traumi della milza
• Strategie di trattamento dei traumi splenici in un ospedale spoke: quando chirurgia e quando trattamento non operativo
• Gestione delle complicanze dopo embolizzazione
• Il percorso del paziente con trattamento non operativo
• Utilizzo della ceus nel follow up dei traumi splenici con trattamento non operativo
• La diverticolite acuta
• Indicazione a chirurgia elettiva preventiva dopo diverticolite complicata trattata conservativamente
• Come e quando eseguire in sicurezza la ricostruzione intestinale in urgenza, dopo resezione
• Esperienze di trattamento in due tempi con open abdomen
I vostri contributi dovranno essere inviati alla segreteria ACOI per mail entro il 30 marzo e riceverete una risposta di accettazione entro il 20 aprile
  

  Allegato




Tra emigrazione e imbuto formativo,chirurghi 'in estinzione' (ANSA)
RASSEGNA STAMPA - Autore Ufficio 
Numero 3417 del 21/01/2019

ROMA, 21 GEN - Sottopagati, costretti ad un lungo percorso di studi, a turni massacranti e in 6 casi su 10 vittime di un contenzioso legale. I chirurghi in Italia sono sempre più spesso tentati dall'andare a lavorare all'estero, lasciando sguarnite le nostre sale operatorie. A fare il punto sui problemi di una "specie in via di estinzione" il convegno 'Diventare chirurgo generale oggi: una scelta difficile', che si tenuto oggi presso la Sala di Santa Maria in Aquiro del Senato. "In Italia c'e' un'emergenza. Abbiamo 7.500 chirurghi in servizio oggi, ma entro il 2025 ne andranno in pensione 1.300 e a questi si aggiungono altri 1.500 che potrebbero andare in pensione con quota 100. Questo renderà difficile coprire i turni minimi nelle sale operatorie, cosa che già oggi accade in alcune regioni come la Calabria", precisa il presidente dell'Associazione Chirurghi Ospedalieri italiani (Acoi) Pierluigi Marini. A pesare anche il blocco del turnover e problemi che rendono lo svolgere questa professione in Italia sempre meno attraente. "In dieci anni, ha detto Fabio Massimo Cataldo, vicepresidente del parlamento europeo, "sono espatriati diecimila medici, soprattutto in Gran Bretagna e Svizzera. E moltissimi di questi erano chirurghi. Non possiamo non interrogarci sulle cause del fenomeno". Tra queste anche un imbuto formativo che non consente a tutti i laureati in medicina in Italia di iscriversi poi alla scuola di specializzazione.
(ANSA) YQX-SAM 2019-01-21 19:40
  

 


Bando per la creazione di un elenco di periti qualificati ed accreditati dall'ACOI
FOCUS ON - Autore Segreteria 
Numero 3392 del 17/01/2019

L’Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani rende noto che intende costituire un elenco di Consulenti Chirurghi cui rivolgersi per l’affidamento di incarichi di Perizia Tecnica di parte nell’ambito del contenzioso medico legale che potrebbe coinvolgere i propri soci.
Tale iniziativa persegue le finalità statutarie dell’ACOI in tema di valorizzazione dell’attività chirurgica e difesa degli interessi morali, culturali, normativi ed economici della categoria.
Una volta istituito l’elenco ogni socio potrà contattare il Perito che riterrà più idoneo al suo caso e con lui stabilire liberamente i termini della consulenza, rammentando che, ove previsto, alcuni costi potranno essere coperti dalla Polizza Assicurativa di tutela Legale Penale sottoscritta dall’ACOI per tutti i soci.
I candidati interessati dovranno compilare la domanda scritta allegata specificando i propri dati anagrafici ed autocertificando i titoli conseguiti e la comprovata esperienza professionale accreditabile.
Il Perito si impegna ad accettare che l’inserimento nel costituendo elenco non comporta alcun diritto ad essere affidatario di incarico, né l’instaurarsi di alcun rapporto subordinato con l’ACOI e di accettare i criteri di utilizzo dell’elenco stabiliti. Si impegna inoltre ad attenersi ai criteri di riservatezza in ordine ad ogni fatto o atto di cui venisse a conoscenza in virtù della prestazione resa
Le domande ed i relativi allegati dovranno essere inoltrati entro il 31 Dicembre 2018 a mezzo PEC al seguente indirizzo: ACOI@legalmail.it con oggetto “Bando elenco di periti”
  

  Allegato



BANDO PER LA CREAZIONE DI UN ELENCO DI PERITI QUALIFICATI ED ACCREDITATI DALL'ACOI
RASSEGNA STAMPA - Autore Segreteria 
Numero 3388 del 11/01/2019